Dalla Sicilia al continente

In attesa di attraversare lo Stretto di Messina per sbarcare in Calabria, Garibaldi si portò a Torre Faro, frazione del Comune di Messina, dove è minima la distanza dall’Italia continentale: 3,6 chilometri.

Ma lo Stretto si presentava un ostacolo insormontabile per la presenza di molti vapori napoletani che vigilavano per impedire ogni tentativo d’invasione della Calabria,. Sulla costa opposta le batterie dei forti erano pronte a sparare le loro bordate sulle navi che avessero tentato la traversata.

Infine Garibaldi aveva a disposizione una piccola flotta di navi non in grado di affrontare i temibili legni della flotta borbonica.

Il governo piemontese a sua volta iniziò a contrastare l’arrivo di nuovi rinforzi ostacolando l’iniziativa di Agostino Bertani che da Genova continuava ad organizzare le spedizioni per la Sicilia.

Il Bertani raggiunse Garibaldi e il 12 agosto, lasciato Sirtori al comando del Faro, insieme con il “Washington” navigarono verso la Sardegna, dove al Golfo degli Aranci agli ordini di Luigi Panciani erano pronti novemila volontari, organizzati in quattro brigate: Eberhardt, Thorena, Gandini e Puppi. 

Il Bertani voleva convincere Garibaldi a sbarcare sul continente nello Stato pontificio, negli Abruzzi o a Napoli.

Giunti nel Golfo degli Aranci ebbero la sorpresa che il “Torino” e il “Franklin” i due vapori che avrebbero dovuto trovare in attesa per la nuova iniziativa, prese a bordo le brigate Eberhardt e Thorrena, erano già salpate per Palermo. Così Garibaldi fatte salire le altre due brigate navigò alla volta di Palermo.

Giovanni Nicotera, patriotta che aveva partecipato ai moti del 1848, a Roma il 1849 e allo sbarco di Sapri, aveva formato un corpo di volontari per invadere lo Stato pontificio. Cavour fece intervenire Ricasoli che ordinò al Nicotera di sciogliere il corpo di spedizione. Avendo Nicotera opposto il suo rifiuto fu imprigionato. Liberato su pressione di Garibaldi raggiunse con i suoi compagni la Sicilia. Ma Nicotera si ritirò dall’azione comunicando a Garibaldi che non avrebbe mai combattuto sotto la bandiera con il simbolo sabaudo.

Ritornato in Sicilia il 17 agosto, a Torre del Faro Garibaldi ricevette la seguente lettera del Re:
“Voi sapete che non ho approvato la vostra spedizione, e mi sono sempre tenuto estraneo alla medesima. Ma oggi la difficile posizione in cui si trova l’Italia, mi fa un dovere di mettermi in diretta relazione con Voi.
Nel caso che il Re di Napoli acconsentisse al completo sgombro della Sicilia, volontariamente rinunziasse ad ogni maniera d’influenza, e personalmente si obbligasse a non esercitare pressioni sui Siciliani, di modo che essi siano perfettamente liberi di eleggersi il Governo che a loro torna più gradito, in questo caso, io credo, sarebbe per noi il più saggio partito, astenersi da ogni ulteriore tentativo contro il Regno di Napoli. Se voi siete di diverso parere mi riservo espressamente l’intera libertà d’azione, e mi astengo dal farvi qualsiasi altra osservazione circa i vostri piani”.

Garibaldi rispose con queste parole:
“Sire!
A Vostra Maestà è nota l’alta stima e l’amore che Vi porto; ma la presente condizione in Italia non mi concede di ubbidirvi, come sarebbe mio desiderio. Chiamato dai popoli mi astenni fino a quando mi fu possibile; ma se ora, ad onta di tutte le chiamate che mi arrivano, indugiassi, verrei meno ai miei doveri e metterei in pericolo la santa causa dell’Italia.
Permettetemi quindi, Sire, che questa volta vi disubbidisca. Appena avrò adempiuto al mio assunto liberando i popoli da un giogo abborrito, deporrò la mia spada ai Vostri piedi, e Vi ubbidirò fino alla fine dei miei giorni.
G. GARIBALDI “.

Garibaldi si rivolse a preparare lo sbarco in Calabria. Il piano era quello di conquistare il forte di Torre Cavallo che da Reggio Calabria vigilava sullo Stretto. In tal modo i cannoni di Torre del Faro e quelli di Torre Cavallo avrebbero impedito il transito delle navi nemiche lasciando libero il passaggio dei mezzi di trasporto delle truppe garibaldine.

Il calabrese Benedetto Musolino diede assicurazioni di una possibile defezione di alcuni sottufficiali borbonici che avrebbero favorito l’iniziativa.

Pertanto, Garibaldi autorizzò il tentativo di Musolino. Una squadra di garibaldini scelti fra i più validi e coraggiosi salirono su 72 barchette e partirono alla volta delle coste calabre.

Preso il forte un colpo di cannone sarebbe stato il segnale della riuscita dell’impresa.

L’eccidio del Conte Gattini ____________________ L’attacco al Monarca

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