Michele Lacava

Michele Lacava (Corleto Perticara 17/03/1840 – Torre del Greco 23/07/1896).

I suoi genitori furono il Dott. in Legge, Utroque Iure, Giuseppe Domenico Lacava, e Brigida Francolino.

Da giovanetto studiò lingua italiana, latino e matematica, sotto la guida dello zio sacerdote Pietro Cantore Lacava.

Continuò, per qualche anno, gli studi letterari in S. Chirico Raparo, nell’istituto privato del sacerdote Luigi Campagnoli.

Nel 1856, a 16 anni, si portò in Napoli, ed attese per un anno alle lettere italiane, nella scuola di Bruto Fabbricatore, studiò filosofia e poi fisica col professore Palmieri, chimica coi professori Guarini e Cappa, seguì il corso di Scienze naturali e mediche nell’Università degli studi, seguì in particolare le lezioni del professore Buonomo, si laureò in medicina nella Università di Napoli nel 1861; nel 1862 studiò chirurgia nella Università di Pavia coi professori Parravicini e Porta, ed ottenne la Laurea in chirurgia col Valde bene.

Riportatosi nel suo paese natio esercitò per 12 anni la professione medica, poi entrò nell’amministrazione del Banco di Napoli, fu prima cassiere nella succursale di Potenza, indi Ispettore della sede di Milano e della sede di Bari, e poi Direttore della succursale di Potenza. Fu successivamente ispettore della dipendenza di S. Giacomo, e Direttore del Tesoro Centrale del Banco.

I moti del 1848 ed, in particolare, quanto avvenuto il 15 maggio a Napoli dove tanti giovani erano caduti in difesa della Costituzione e dei valori della libertà, suscitarono in Lui sentimenti che lo guidarono per tutta la vita.

Il 6 Aprile 1860, giovane universitario, fu fra i promotori della manifestazione che si tenne a Napoli in Largo di S. Francesco da Paola (oggi Piazza  Plebiscito).

La dimostrazione studentesca fu la prima occasione in cui si sentì il grido: Viva l’Italia una, sotto lo scettro di Vittorio Emmanuele; i Borboni a Vienna, fu organizzata soprattutto dai giovani lucani, oltre a Michele Lacava, Aurelio Casale di Spinoso, Graziano e Gerardo Marinelli di Abriola, Michele Del Monte di Moliterno.

La manifestazione, voluta dal Comitato dell’Ordine che incaricò Pietro Lacava di richiedere ai giovani di prendere l’iniziativa, si tenne a sostegno della insurrezione siciliana guidata da Rosolino Pilo.

Michele Lacava, continuando a gridare evviva patriottici, dopo essere sfuggito al calpestio della cavalleria in piazza S.Francesco di Paola, correva per via Toleto e, poi, per Largo Carità dove fu affrontato da un agente di polizia armato di stocco.

Come tutti i capi della rivolta, anche il Lacava aveva un’arma, un bisturino, con la quale avrebbe potuto colpire il poliziotto, ma preferì nascondersi fra la folla e correre via, purtroppo giunto sulla gradinata della Corsea cadde ferendosi alla gamba con la sua stessa lama.

Il 10 Agosto 1860, il Comitato Centrale dell’Ordine nominava il Colonnello Camillo Boldoni, Comandante supremo delle forze insurrezionali della Basilicata e delle limitrofe Provincie.

Il 13 mattina alcuni lucani, fra cui Michele Lacava, si recarono alla locanda sotto Padula per rilevare il Colonnello Boldoni, Giacinto Albini e Nicola Mignogna, ed altri quattro militari.

Diretti a Corleto nell’attraversare l’Agri il cavallo del Mignogna inciampò e l’illustre patriota rischiò di essere travolto dalla corrente. Fu salvato ma riportò una lussazione al piede. Michele Lacava, studente in Medicina, ridusse la lussazione e fasciò il piede del ferito.

Durante la rivoluzione di Basilicata, fu ufficiale d’ordinanza del colonnello Boldone, addetto alla situazione e dislocamento delle forze.

Entrato nell’esercito garibaldino allo scioglimento della Brigata Lucana nelle schiere della Brigata di Basilicata, sotto il comando del colonnello Corte, fu nominato luogotenente e partecipò ai combattimenti del 2 – 15 – 30 e 31 ottobre e, per il suo valore, fu messo all’ordine del giorno. Per la sua condotta era stato decorato della medaglia al valor militare, con brevetto firmato dal Garibaldi e da Cosenz, ma la documentazione si perse al Ministero degli Interni che provvide a comunicarlo alla famiglia solo dopo la sua morte.

E dai campi di battaglia ritornò agli studi, che proseguì con grande amore, ed i compagni onorarono il valoroso giovane con prova di affettuosa stima, quando nel 7 giugno 1861, celebrandosi in Napoli la prima volta la festa nazionale, gli affidarono la bandiera universitaria.

La Basilicata fu interessata dal brigantaggio che seminò vittime fra i valorosi che avevano partecipato alla rivoluzione lucana, il padre Giuseppe Domenico Lacava fu  trucemente assassinato nel bosco di Rifreddo il 1° agosto 1861 (una lapide, posta sulla casa cantoniera, ancora oggi ricorda questa tragedia).

Nel 1866, Michele si arruolò, semplice volontario, della spedizione nel Tirolo, perché non gli era ancora pervenuto il decreto di nomina ad ufficiale.

Combattè come soldato semplice nello scontro d’armi del Monsuello, dove i volontari subirono molte perdite per la scarsa gittata delle loro armi; prestò le sue cure di medico ai feriti: in quel giorno scrisse ai suoi: “stamane ho combattuto, stasera medico i feriti e seppellisco i morti !” Lo stesso Garibaldi fu ferito in quel fatto d’armi, e Lui ne curò la ferita, conservando un pezzo della benda con il sangue del Generale.

Quella pezzuola fu da lui spedita in busta raccomandata alla sua famiglia, che l’ha serbata gelosamente come una reliquia fin oltre la metà del secolo passato.

Garibaldi gli appuntò sul petto una sua medaglia, gli regalò delle fasce mollettiere, lo invito a lasciare il campo di battaglia e a svolgere la sua attività di medico a favore dei soldati feriti.

Nominato luogotenente per incarico del colonnello Bertani, installò a Vestone un ospedale e curò per tre mesi Garibaldini ed Austriaci, con pari affetto, col suo abituale entusiasmo.

Finita la terza guerra d’indipendenza, riprese la sua attività professionale come medico ed incominciò l’opera del letterato.

Scrisse la sua prima opera “Le Nazionalità Europee ossia Reparto dell’Europa, secondo il principio di Nazionalità”.

Scrisse vari articoli sulla “Lucania Medica” giornale scientifico, che si pubblicava in Potenza, specialmente sull’igiene dei contadini, articoli lodati dal professore Palasciano.

Si dedicò allo studio della Basilicata dal lato storico, fin dalla più remota antichità, dal punto di vista etnografico ed idrografico.

L’avv. Vito Maria Magaldi scrive che nelle sue opere traspare sempre dominante il suo pensiero per la sua diletta Lucania ”sono pagine, nelle quali vibra sempre la nota calda del patriota, del figlio reverente alla sua terra, dello scienziato, che indaga instancabilmente, pel solo ideale di poter dire: l’ho trovata, è gloria lucana ! E la Lucania gli deve riconoscenza, giacchè per lui furon messi in luce tanti ricordi, spenti nella polvere dei secoli, che egli con sapiente amore riaccordò nella storia.

Nella sua ricerca per le origini della terra e del popolo lucano fu naturale dedicarsi all’archeologia. Partecipò agli scavi di Ercolano e a quelli di Metaponto.

Il gruppo di archeologi impegnati negli scavi di Ercolano.

Nel 1876 nominato ispettore degli scavi di Metaponto, per cinque anni con amore attese a questo incarico. Si deve a lui il restauro del Tempio di Minerva, ed una vasta raccolta di oggetti antichi.

Frutto ancora delle sue cure e delle sue ricerche fu una piramidetta iscritta, che è vero gioiello di epigrafia arcaica greca, che ora si conserva nel museo di Napoli, fu rinvenuta nell’agro di San Mauro Forte in un fondo di proprietà del signor Di Cicco Vittorio; un vaso con alfabeto dorico che si conserva nell’Accademia dei Lincei; una iscrizione antichissima, rinvenuta nel Tempio di Apollo Licio; una collana d’oro che ora è nel Museo Nazionale di Napoli.

Ad illustrazione dei suoi scavi, il Lacava pose in stampa la “Topografia e storia di Metaponto” opera premiata dall’Accademia Reale di Napoli.

Non solo si occupò degli scavi di Metaponto, ma intraprese a studiare tutte le antichità della Provincia di Basilicata; ed ebbe la fortuna di rinvenire sull’alto dei monti lucani le rovine di molte città degli antichi italici, città fino ad allora ignote nella topografia lucana. I risultati delle sue indagini e le sue conclusioni le riportò nel volume Le città pelasgiche (Favale vecchio in agro di Valsinni, Serra Cortaglia in agro di Accettura, Serra Cogitato in agro di Oliveto; città fino ad allora ignote nella topografia Lucana)

Nel 1879 accompagnò l’archeologo francese François Lenormant nella escursione archeologica che fece  nell’Italia Meridionale ed, in particolare nella zona fra Consilino e Polla. Il Lenormant tradusse in francese questo volume e lo pubblicò sulla “Gazzette Archeologique“.

Nel 1874 fu eletto Consigliere Provinciale del mandamento di Calvello, e da allora in poi per un ventennio fece sempre parte del Consiglio Provinciale lucano.

Avanzò la proposta che la provincia di Potenza (Matera divenne capoluogo solo nel 1927) prendesse il nome di Lucania, il Consiglio provinciale il 2 Agosto 1873 deliberò l’adozione del nome Lucania ed, inviò la richiesta al governo nazionale.

Si oppose a tale decisione Giacomo Racioppi, con un libretto dal titolo “Storia della denominazione di Basilicata”.

Il Lacava rispose con l’opuscolo La Lucania rivendicata nel suo nome. Il consigliere Racioppi torno’ a rispondere, ed il Lacava fece seguire La Lucania: sommaria descrizione e  due anni dopo l’altro volume Citazioni storiche, e documenti raccolti in difesa del nome di Lucania.

Quale Consigliere provinciale si interessò di vari argomenti di interesse pubblico, scrisse le Opere Pie della provincia di Basilicata, per la rivista delle opere della provincia di Lucania, convinto della necessità di aprire nuovi mercati ai prodotti locali descrisse le vie della Provincia di Basilicata allora costruite, con un libro intitolato : “La viabilità’ nella provincia di Lucania“.

Anche nel suo ruolo di deputato provinciale e membro del Consiglio sanitario, fu guidato da un sol pensiero: il bene della Provincia.

Nel 1884 in occasione del pellegrinaggio nazionale alla tomba del Re Vittorio Emanuele II, la Basilicata si distinse per partecipazione e per la gradita offerta al nuovo Re di un album, contenente 38.000 firme autografe di concittadini, aderenti a quella solenne manifestazione del sentimento nazionale. Le illustrazioni dell’album erano acquerelli, raffiguranti i costumi  le vedute dei paesi e dei monumenti della Lucania. L’album fu curato da Lui in qualità di  Presidente del comitato del pellegrinaggio.

Come Deputato Provinciale, fu il relatore della Deputazione innanzi al Consiglio.

Scrisse per mandato della Deputazione Il voto al Governo per le ferrovie della Basilicata. Questo voto ebbe la fortuna di essere accettato dal Parlamento.

Fu per molti anni consigliere provinciale sanitario, molto seria ed interessante  la sua relazione sulle condizioni igieniche e sanitarie della provincia di Basilicata.

Nel 1884 l’epidemia colerica si diffuse a Napoli e in tanti luoghi dell’Italia meridionale. Per evitare il contagio molti paesi della nostra regione credettero di difendersi dall’immane morbo con l’isolamento, mercé dei così detti cordoni sanitari. Mille soprusi e mille violenze si commettevano, ed il Lacava, infierendo l’epidemia, ebbe il coraggio di alzare la voce contro tale sciagurato sistema, e pubblicò: “I Cordoni Sanitari, la Scienza e l’umanità (con disamina dei lazzaretti della città di Potenza)“.

L’anno dopo la Conferenza Internazionale Sanitaria, sanzionava quello che il Lacava aveva nella sua opera sostenuto e cioè la inutilità dei cordoni sanitari.

Nel 1887 il Lacava presiedette il Comitato per la mostra enologica tenuta in Potenza, ed i risultati dell’esposizione dei vini, opera lodata da persone competenti e tra questi il senatore De Vincenzi.

In Potenza si tenne nel 1888 altra esposizione enologica, ed i risultati di essa furono a cura del Lacava pubblicati per l’editore Pomarici di Potenza.

Quale direttore del Banco di Napoli in Potenza fu inviato dall’On. Luzzatti a prendere parte nel 1888 al Congresso delle Banche Popolari Cooperative che si tenne in Bari. La sua relazione al Congresso fu stampata col titolo Le Cooperative Lucane delle Banche Popolari in Bari.

Pubblicò una monografia su Numistrone; ed un’altra due anni dopo sul Sito di Blanda, Lao e Tebe Lucana, città delle quali individuò con esattezza il sito.

Nel 1891 il Municipio di Brienza innalzava una statua al grande giureconsulto e martire Mario Pagano; per quella occasione il Lacava pubblicò due monografie, una su Mario Pagano e l’altra su Luigi Ferrarese, ed a queste fece seguire un’altra opera su Mario Pagano; stampata in Potenza dall’editore Salvia.

Nel 1885-86 il Lacava fu il Direttore ed il principale redattore della Lucania Letteraria. Tutti gli articoli di storia e di archeologia di canti popolari, le rassegne di altri articoli non firmati sono suoi lavori.

Nel 1891 pubblicò una monografia sui bagni di Latronico: “I Bagni di Latronico, con l’analisi delle acque eseguita dal dott. Gosio“.

Ebbe la fortuna di rinvenire ed interpretare moltissime iscrizioni che sono state riportate sul “Corpus – Inscript” del Monsuseu, e negli atti dell’Accademia dei Lincei.

Di poi pubblicò una monografia storica su Atena Lucana.

Nel 1990, pubblicò La cronistoria documentata della rivoluzione di Basilicata del 1860: documento prezioso, nel quale sono riportati tantissimi documenti che ci permettono di ricostruire i passaggi e i momenti della insurrezionale lucana. Quest’opera rivendica alla Basilicata il primato della iniziativa della rivoluzione del 1860 nell’Italia Meridionale. La copia dei documenti fu tanto e tale da essere appellata, archivio storico.

Molti giornali pubblicarono diversi suoi discorsi per l’inaugurazione delle tante banche popolari cooperative in Basilicata; molte sue corrispondenze sono state pubblicate su vari giornali: i giornali di Potenza, La Lucania, Il Risorgimento, L’Indipendente, L’Eco, hanno pubblicato per mesi ed anni interi appendici del Lacava, concernenti fatti di storia Patria o soggetti di pubbliche amministrazioni. Il giornale di arte e storia di Firenze, ha pubblicato in ispecie articoli di archeologia, la storia di Potenza; le condizioni igienico e sanitarie della Provincia di Basilicata, i principali filosofi del paganesimo, ed alcune critiche osservazioni sul Vecchio Testamento.

Nominato membro dell’Accademia Pontaniana, rilesse e stampò cinque memorie; “Le Mura Megalitiche di Atena Lucana“, “Nuova luce sullo sbarco di Sapri“, “Commemorazione di Luigi Amabile“, “L’età preistorica nella Provincia di Basilicata” e “La Basilicata nella istoria del Risorgimento Italiano“.

La morte non gli permise di portare a termine il suo ultimo lavoro relativo alla Corografia della regione; stessa sorte toccò alla raccolta dei Canti popolari e voci dialettali.

Ed ancora stava scrivendo la storia del brigantaggio sviluppatosi in Basilicata, dopo la patriottica e splendida rivoluzione del 1860.

Fin qui l’uomo di lettere, diciamo ora due parole sulla vita pubblica e privata. La sua vita pubblica si rivolse per circa un ventennio nella natia provincia, nella qualità di Consigliere e Deputato Provinciale e in quella di Consigliere Provinciale Scolastico e Sanitario.

La Basilicata deve molto al Consiglio Provinciale il quale largamente la dotò di una rete stradale.

Il Consiglio Provinciale diede un forte impulso alla pubblica istruzione.

Lacava propose l’istituzione di un Museo archeologico a Potenza in cui raccogliere le iscrizioni, le armi e le monete che si trovavano abbondantemente in ogni luogo della Provincia e la raccolta degli oggetti antichi di Metaponto frutto di tanti anni dei suoi lavori e che allora si trovavano nel Museo di Napoli, di Reggio Calabria, al British Museum e al Museo di Monaco di Baviera o in collezioni private.

La sua proposta trovò attuazione nel 1907 con l’istituzione del Museo presso il Convento di San Francesco; il suo collaboratore Vittorio Di Cicco ne fu il primo direttore. Una sede per il Museo è stata realizzata nel 1980 ma solo nel 1997 è avvenuto il definitivo trasferimento dei reperti archeologici. Dal 2010 il Museo è sede di un’esposizione di cimeli fra cui la camicia rossa di Michele Lacava, realizzata in collaborazione con il Centro Studi Storico Militari “Gerardo Salinardi”.

L’altra sua proposta che non ebbe esecuzione fu quella della Scuola pratica di agraria presso l’antico Convento di Santa Maria di Orsoleo di S.Arcangelo.

Per venti anni il Consiglio provinciale discusse la proposta e arrivò anche a stanziare poste di bilancio per la sua realizzazione ma nulla si fece.

Fu correttissimo in ogni atto della sua vita, ed in tanto infuriar di partiti non si trova un solo avversario che potesse mettere in dubbio la onestà e la illibatezza della sua vita.

Quale si fu la sua vita pubblica tale fu quella privata, modesto amico disinteressato non ebbe mai livore con chicchessia.

In cima ai suoi ideali era sempre l’amore della Patria, e nella gran Patria italiana prediligere la sua natia provincia.

Negli ultimi anni della vita quando ebbe a combattere con una grave malattia, fu obbligato a vendere la proprietà avuta in eredità.

Morì giovedì 23 luglio 1897 nella villa Giordano a Capo Torre assistito dalla moglie Mariannina La Rocca e dalla figlia Brigida di soli sei anni. Il figlio Michele nacque dopo la sua morte.

Opere

  • Le nazionalità europee ossia Reparto dell’Europa secondo il principio di nazionalità (1867)
  • La Lucania rivendicata nel suo nome (1874)
  • La Lucania: sommaria descrizione (1874)
  • Citazioni storiche e documenti raccolti in ridifesa del nome di Lucania (1876)
  • Gli stemmi della provincia e comuni di Basilicata (1884)
  • L’album offerto dalla provincia di Basilicata alle ill. maestà il re e la regina d’Italia (1884)
  • In morte del sacerdote Cantor Pietro Lacava di Corleto Perticara (1885)
  • Le cooperative lucane al Congresso delle Banche Popolari in Bari: 28 ottobre 1888 (1888)
  • Mario Pagano (1889)
  • Luigi Ferrarese e le sue opere (1890)
  • Numistrone e sue vicinanze (1890)
  • Sito dell’antica Siri, degli avanzi delle sue terme di Cersosimo Vetere (1890)
  • La viabilità della provincia di Basilicata (1890)
  • Cronistoria documentata della rivoluzione in Basilicata del 1860 e delle cospirazioni che la precedettero (1890)
  • I Bagni di Latronico, con l’analisi delle acque eseguita dal dott. Gosio
  • Idro-orografia della provincia di Basilicata (1891)
  • Topografia e storia di Metaponto (1891)
  • Per l’inaugurazione del monumento a Mario Pagano in Brienza (1891)
  • Del sito di Blanda, Lao e Tebe lucana (1891)
  • Nuova luce sullo sbarco di Sapri (1893)
  • Istoria di Atena Lucana (1893)
  • Le mura megalitiche di Atena Lucana in relazione colla prisca popolazione italica (1893)
  • Età preistorica nell’antica Lucania: memoria (1894)
  • Commemorazione del dottore Luigi Amabile letta all’Accademia Pontaniana (1894)
  • La Basilicata nella istoria del Risorgimento nazionale (1895)
  • Le condizioni igenico-sanitarie della provincia di Basilicata (1896)
  • Commemorazioni e discorsi (postumo, 1900)

Altre sue pubblicazioni minori sono:

  • Le opere Pie nella Provincia di Lucania;
  • I cordoni sanitari, la scienza e l’umanità;
  • Le città pelasgiche in Basilicata;
  • Prima mostra enologica tenuta in Potenza nel 1887;
  • Seconda mostra enologica tenuta in Potenza nel 1888.

Provincia di Basilicata _____________ Potenza vista da Francois Lenormant

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