Terremoti e faglie in Italia

La trattazione che segue non ha la pretesa di essere esauriente su argomenti complessi che sono oggetto di studi specialistici soprattutto di Geologia e di Fisica terrestre, ma ha il solo scopo di divulgare alcuni concetti e conoscenze che dovrebbero far parte del patrimonio culturale comune, ma che spesso sono ignorati.

Si è parlato molto in questi ultimi tempi di terremoti, di faglie, di scale delle intensità sismiche e di altri argomenti a questi relativi, ma non si è dato alle popolazioni un quadro generale della situazione delle faglie italiane e di conseguenza dei terremoti connessi.

Io  tenterò di farlo nella maniera più semplice possibile, con linguaggio elementare, basandomi sui miei studi universitari e su approfondimenti personali riguardanti le discipline sopracitate.

Il  pianeta sul quale noi viviamo ha un’età di alcuni miliardi di anni. Inizialmente era allo stato fluido. In milioni di anni si è raffreddato e si è formata la cosiddetta crosta terrestre che ha uno spessore massimo di una cinquantina di chilometri sotto i continenti (in media 35-40 km).

Essa è costituita da placche che non sono stabili, ma si muovono l’una rispetto all’altra di continuo. Poggiamo sul mantello superiore che è costituito da magma (rocce fuse con gas disciolti) ed è caratterizzato da moti convettivi, analoghi a quelli che si verificano nei liquidi soggetti a riscaldamento ma, molto lenti.

Le placche pertanto determinano l’orogenesi del pianeta con i loro movimenti dovuti ai moti convettivi del mantello

Preme da sud verso l’Italia la placca africana che incontra e si scontra con la placca eurasiatica. Il loro incontro-scontro ha provocato in milioni di anni il sollevamento delle Alpi e dell’Appennino. Fra di esse c’è la zolla appulo-garganica che si immerge sotto l’Appennino.

prospetto fagliaSoprattutto lungo l’Appennino esistono numerose faglie che non sono altro che piani di rottura delle rocce. Queste, che sono elastiche, sono sottoposte in profondità a sforzi di compressione, trazione, torsione, ecc, che a volte superano i limiti di criticità. Si determinano così le rotture.

Le linee di faglia, a volte sono visibili sul terreno, altre volte no. Tuttavia, mentre nel passato era più difficile riscontrarle, oggi, con l’ausilio dei satelliti artificiali, vengono evidenziate in maniera piuttosto chiara.

Una rottura di enormi masse di rocce con successivo scorrimento dei piani di rottura, comunque questo avvenga,determina un terremoto. La zona in cui si verifica la rottura è l’ipocentro o fuoco del terremoto e da esso partono le onde sferiche P (premonitrici e longitudinali) e le onde S (secondarie e trasversali) che arrivano dopo. Dal punto della superficie sulla verticale dell’ipocentro detto epicentro, partono le onde L (superficiali) che producono moti sussultori o ondulatori a seconda che prevalga la componente verticale o quella orizzontale.

E’ importante la differenza di tempo tra l’arrivo delle prime onde P e le prime S. Essa consente di determinare la distanza dell’epicentro e anche l’ipocentro.

Non mi addentro in argomenti complessi né sui tipi di terremoti, né su ricerche che ci hanno consentito di conoscere, sia pure con approssimazione, la costituzione interna della Terra. Mi limito a far osservare che in Italia, per i motivi di cui sopra, ci sono stati migliaia di terremoti e molti di fortissima intensità. Quello del 1930 che colpì Melfi e Lacedonia aveva magnitudo 6,7, quello del Friuli del 1976 aveva magnitudo 6,5, quello dell’Irpinia del 1980 aveva magnitudo 6,9, quello recente dell’Abruzzo magnitudo all’incirca 6. In Italia le intensità le misuriamo o con la scala Mercalli o con la scala Richter. La prima è basata sugli effetti prodotti sui manufatti e nel terreno, la seconda sulla quantità di energia liberata.

Osservando le carta rischio sismicocarte sismiche dell’Italia, a cominciare da quella del Baratta del 1898 e così via, si vede chiaramente che le zone in cui si sono verificati i terremoti sono quelle interessate dalle faglie messe in evidenza dai satelliti.

La carta dei rilievi e delle faglie dell’Italia è riportata qui a fianco. Moltissimi anni fa un ufficiale americano della NATO, nel suo ufficio, me la mostrò. In quel periodo venivano lanciati diversi tipi di satelliti, alcuni de! tipo LANDSAT, con orbite quasi polari, dotati di sofisticate attrezzature e con un potere risolutivo delle telecamere di 20-30 metri.

La prima cosa che balza all’occhio è lo SLOPE-BRADANIC-TROUG., la fossa bradanica che è coperta in Basilicata da centinaia di metri di flysch.

Essa va dal golfo di Taranto fino al Gran Sasso d’Italia. Si nota inoltre un fascio di faglie che da Ancona va verso sud fino alla zona di Anzio-Nettuno, intersecano altre dirette a sud-ovest e sud-est e attraversano l’Umbria, l’Abruzzo e il Lazio. Altra faglia importante è quella che partendo dalla zona di Ragusa, attraversa la Sicilia e lo stretto di Messina, si inoltra in Calabria e raggiunge, seguendo il fiume Crati, il golfo di Taranto. Si nota anche un fascio di faglie nella Sila e altre che tagliano la penisola dal Tirreno all’Adriatico. Una dalla penisola Sorrentina segue il corso del fiume Ofanto e un’altra dalla zona di Roccamonfina al Molise. Un’altra ancora dall’Emilia in giù.

Le faglie sono responsabili dei sismi delle regioni citate. Ci sono anche numerose altre che interessano l’Appennino meridionale, la Sicilia e il Friuli.

Si noti come la fossa bradanica interseca fra Melfi e Lacedonia la faglia dell’Ofanto (terremoto del 1930); nel Molise la stessa fossa interseca altre faglie basilicata campania pugliamoliseproprio dove si è verificato il recente terremoto. La faglia che attraversa lo stretto di Messina, oltre ad essere responsabile dei terremoti e maremoti della Sicilia (Messina 1908, ecc.) è pure responsabile dei maremoti verificatisi alla foce del Crati, nonché dei terremoti della Calabria e di quelli del settimo grado Mercalli che hanno avuto come epicentri zone sotto il livello del mare allineate con la costa ionica della Basilicata.

Da tutto questo si evince che bisogna convivere con il terremoto che ha sempre interessato e interesserà l’Italia in avvenire.

E’ in atto inoltre uno spostamento della penisola verso Est Nord-est. Ci vorranno però milioni di anni per avere spostamenti consistenti della stessa.

L’uomo con le sue ricerche e i suoi studi sa prevedere fatti concreti che si verificheranno fra milioni di anni e non solo sulla Terra.

Egli sa per esempio in base a conoscenze termodinamiche che avverrà la fine dell’Universo. Sa anche che fra milioni di anni il pianeta Giove, come Saturno, avrà i suoi anelli. Il suo quinto satellite, infatti, gli ruota intorno prossimo al limite di Roche, astronomo francese che dimostrò che un qualunque satellite non può girare intorno ad un pianeta con l’orbita ad una distanza inferiore a 2,44 volte il raggio del pianeta, perché in tal caso si frantuma. Fra milioni di anni il quinto satellite si frantumerà e i prodotti della frantumazione, continuando il loro moto, formeranno gli anelli.

Purtroppo però, l’uomo non riesce a prevedere, alla luce delle conoscenze attuali, i terremoti.  Nessuna previsione per ora è possibile per tutti i tipi di terremoti. Si parla di acqua nei pozzi, di sorgenti che scompaiono, di variazioni del campo magnetico terrestre, di sensibilità di certi animali, di radon ecc, ma solo una volta (pare in Cina) è riuscita la previsione. Nelle rocce c’è sempre una piccolissima quantità di radio. Forse queste, compresse, emettono radon com’è stato qualche volta riscontrato. Altre volte questo gas manca.

I terremoti purtroppo non sono fenomeni periodici ed è difficile prevederli perché la natura è anche bizzarra. Nel 1831 si verifica all’improvviso nel canale di Sicilia un terremoto di origine vulcanica in seguito al quale emerse un’isoletta e già se la contendevano alcuni Stati. Questa dopo due o tre mesi scomparve sott’acqua deludendo i contendenti.

Secondo il mio modesto parere bisogna oggi, solo sapersi difendere dai terremoti, incrementando gli studi, impegnandosi di più, aumentando il numero degli specialisti addetti, facendo un lavoro capillare zona per zona, monitorando tutto il territorio.

Non bisogna consentire abusi edilizi e soprusi dovunque. Le costruzioni devono seguire criteri rigorosi ed antisismici.

Come in un lontano passato del dopoguerra la serietà torni ad essere, nella politica, nelle amministrazioni pubbliche, nella scuola, nella giustizia che è un valore troppo alto e non può essere portato in piazza, nel sindacato e in tutti i campi, il fondamento di una società nuova e migliore.

ALDO   IELPO
Potenza, lì 12 maggio 2009

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