Riformiamo la politica

Se è giusto asserire che il mondo che viviamo l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli, ho ragione di credere che  quando  lo restituiremo essi non ne saranno entusiasti.-

Negli ultimi tempi  si era registrata una timida crescita economica dopo la pesante crisi internazionale per cui con un certo ottimismo si è ritenuto che  l’inflazione fosse l’unico fattore di rischio per l’economia da tenere sotto stretta osservazione.-

Improvvisamente però, senza alcuna avvisaglia e senza che si potesse immaginare, si è materializzata la crisi dei paesi del Nord-Africa che ci ha ricondotto ad una realtà molto diversa.-

Ci si è accorti che il problema principe era diventato l’energia ed il costo del barile di petrolio ha iniziato a condizionare le nostre scelte in quasi tutti i settori dell’economia.-

Se è giusto asserire che il mondo che viviamo l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli, ho ragione di credere che  quando  lo restituiremo essi non ne saranno entusiasti.-

Negli ultimi tempi  si era registrata una timida crescita economica dopo la pesante crisi internazionale per cui con un certo ottimismo si è ritenuto che  l’inflazione fosse l’unico fattore di rischio per l’economia da tenere sotto stretta osservazione.-

Improvvisamente però, senza alcuna avvisaglia e senza che si potesse immaginare, si è materializzata la crisi dei paesi del Nord-Africa che ci ha ricondotto ad una realtà molto diversa.-

Ci si è accorti che il problema principe era diventato l’energia ed il costo del barile di petrolio ha iniziato a condizionare le nostre scelte in quasi tutti i settori dell’economia.-

La completa dipendenza dall’oro  nero ci costringerà ad una continua lotta con il costo della materia prima affinché, questa timida crescita, possa proseguire.-

Un eventuale stallo aggraverebbe la nostra situazione che, già ampiamente compromessa, comporterebbe gravi ricadute sia di ordine economico, che sociale e politico.-

E’ dimostrato che ad ogni aumento del 10% del costo del barile di petrolio, corrisponde una riduzione del PIL dello 0,1% per il primo anno e dello 0,2% per il secondo anno; questi dati, non solo sono allarmanti ma comportano, proprio per la loro estrema gravità la necessità di interventi immediati di carattere strutturale.-

Constatato che la nostra industria non riesce a competere con i paesi emergenti per una serie di fattori che trascuro di elencare, ma che essenzialmente possono riassumersi con il costo della mano d’opera ed il regime fiscale, estremamente oneroso, che è attualmente in vigore, necessita una strategia politica che riesca ad attutire il più possibile l’effetto di questa emergenza.-

Sarebbe il caso, quindi, che si dimenticasse quella lotta politica che oggi non è fatta di contenuti, bensì di pettegolezzi della peggior specie che sono manifestazione di quanto i nostri rappresentanti non siano animati da morale etica ma solo da ideologia di accatto affinché possano adoperarsi, maggioranza ed opposizione, per il bene comune dell’Italia.-

Oggi le famiglie dei paesi ricchi sono fortemente indebitate; ciò comporta che esse faranno sempre maggiore fatica a poter reggere i rincari, ne deriva che quelle meno abbienti subiranno le maggiori complicazioni per l’esistenza giornaliera; è a queste famiglie, quelle che giornalmente tirano la carretta della produzione italiana, che urge provvedere con un intervento immediato che consenta di conservare maggiore possibilità per l’esistenza quotidiana.-

Rendiamoci conto che uno dei nostri maggiori partner commerciali, la Libia, per alcuni anni, almeno fino a quando non vi sarà, in quel paese, chiarezza politica, l’abbiamo perduto; questo non vuol dire che abbiamo perduto per sempre  un mercato, anche perché per loro rappresentiamo una necessità, ma semplicemente che un partner commerciale al momento non è più disponibile per un certo tipo di scambio che per noi è essenziale.-

Ne deriva, che per l’approvvigionamento energetico, dove noi siamo fortemente penalizzati,  dovremo rivolgerci ad altri paesi; in questo contesto, come sempre accade, sorgeranno nuovi contrasti politici perché non si penserà al bene comune Italia ma alla politica spicciola e tanto cara agli attuali governanti tesa a privilegiare qualcuno della contesa per i motivi più disparati.-

Facile a dirsi ma bisognerebbe convincersi che l’Italia è il bene comune.-

Questo sicuramente non avverrà infatti la politica, con la guerra tra maggioranza ed opposizione, ha già iniziato a dibattere sull’esodo biblico che si affaccia sulle nostre coste in misura tale che da italiani potremmo divenire minoranza etnica; questo se non sapremo regolamentare l’ingresso dei profughi e se non imporremo all’Europa, tanto ligia a richiamarci in economia, ad assumersi le proprie responsabilità.-

Non ultimo ricordo che il Vaticano, tanto solerte a invitare le nazioni all’ospitalità per i profughi, a fine Febbraio ha provveduto a rendere ancora più restrittive le proprie norme per la cittadinanza.-

Mi domando: che senso ha festeggiare i 150 anni dell’unità d’Italia quando i nostri giornali ormai da tempo propinano ai cittadini pagine e pagine di stupidaggini compiute dal premier o furti perpetrati da appartenenti all’opposizione?

Di tutto questo non ce ne può fregare di meno!

L’Italia era un’altra cosa, era fatta di statisti di grande levatura morale e di enorme cultura politica, non certo, come oggi, rappresentata da esponenti di partito eletti per la loro lunga militanza!

Torniamo all’antico e teniamo ben presente che l’unica riforma di cui ha bisogno l’Italia a 150 dalla sua costituzione è la riforma della politica.-

Toro seduto.-

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