Il SUD ascolta, guarda e non discute

Un branco di ladri” l’europarlamentare leghista Mario Borghezio ha così apostrofato gli Imprenditori del Sud; a questa frase il Presidente dell’Associazione ha risposto: “per giudicare basta guardare cosa fanno gli Imprenditori del Sud che hanno varato l’iniziativa per espellere gli imprenditori collusi con la mafia”.-

La risposta del Presidente nasce dalla necessità di rafforzare Confindustria che deve mostrare l’inesistenza di distinzioni tra Settentrione e Meridione pena una spaccatura in seno alla stessa; Infatti, lacerazioni interne alla tradizione di compattezza confindustriale, già compromessa dall’azione Fiat che ha sparigliato le carte delle relazioni sindacali, aggraverebbero una situazione che ad oggi presenta numerose crepe.-

Un branco di ladri” l’europarlamentare leghista Mario Borghezio ha così apostrofato gli Imprenditori del Sud; a questa frase il Presidente dell’Associazione ha risposto: “per giudicare basta guardare cosa fanno gli Imprenditori del Sud che hanno varato l’iniziativa per espellere gli imprenditori collusi con la mafia”.-

La risposta del Presidente nasce dalla necessità di rafforzare Confindustria che deve mostrare l’inesistenza di distinzioni tra Settentrione e Meridione pena una spaccatura in seno alla stessa; Infatti, lacerazioni interne alla tradizione di compattezza confindustriale, già compromessa dall’azione Fiat che ha sparigliato le carte delle relazioni sindacali, aggraverebbero una situazione che ad oggi presenta numerose crepe.-

Sia i lavoratori, che le imprese, alla luce di quanto accaduto nell’ultimo periodo, sperano di giungere, abbastanza velocemente, a concludere un accordo di rappresentanza per il “caso FIAT” che serva, sia alla stessa Azienda, che a tutte le altre imprese italiane.-

Pertanto, acclarate le relazioni industriali, bisognerà risolvere, o perlomeno tentare di farlo, l’incognita della diversità tra “Aziende del Nord ed Aziende del Sud” alla luce della situazione attuale dove grava sulle Aziende e sui lavoratori, come un macigno, la forte “pressione fiscale”.-

Considerato che sia le industrie che gli operai rappresentano i due pilastri che tengono in vita il Paese, il problema principale da definire rimane la necessità di abbassare l’imposizione, prima sui lavoratori, e poi sulle stesse imprese.-

E’ di questi giorni la buona notizia che i consumi salgono; ad Aprile, infatti, Confcommercio ha comunicato che sono saliti dell’1,1 % su base annua rappresentando il primo aumento da dodici mesi.-

Il rilevamento è in parte veritiero in quanto è influenzato dal venir meno dell’effetto statistico sugli acquisti di autovetture e al lordo della vendita di automobili, l’indice dei consumi (Icc. Indice consumi Confcommercio) mostra un leggero incremento dello O, 4%.-

La dinamica tendenziale di aprile riflette un ulteriore aumento della domanda relativa ai servizi che si attesta al +2,S%.-

Buona la domanda per i beni e i servizi ricreativi che ha mostrato, rispetto ad aprile scorso, un incremento del 1,4% dove ha contribuito, in grande misura, l’aumento delle spese per giochi, lotterie e scommesse.-

L’italiano, infatti, oltre ad essere un popolo di “poeti e navigatori” si dimostra essere anche un popolo di “scommettitori”!

Ma tutto questo è poca cosa se esaminiamo con maggiore attenzione la realtà che ci circonda e che certo non ci porta a pensare che si possa, nel breve, arrivare a valori più consistenti e tali da indurci all’ottimismo per una ripresa immediata dell’economia che in alcune Nazioni recita numeri ben più consistenti.-

E’ soprattutto una questione di scelte e di metodologia di sviluppo perché, come al solito, verifichiamo lo stridente contrasto tra i diversi settori dell’economia tra il Nord e Sud del paese.-

Dai dati ISTAT emerge che il Triveneto rimane l’Area economica trainante l’Italia con una crescita del Pil pari per il 2010 al 2,1 %; quali siano i fattori che hanno portato a questo successo da anni se ne discute senza essere mai pervenuti ad una corretta spiegazione del fenomeno.-

Taluni, però, lo attribuiscono allo “spirito di sacrificio” di imprenditori ed operai.-

Condivido questa conclusione principalmente se consideriamo che di fronte ad una media nazionale del 1,37%, in quella zona, il Prodotto interno lordo è stato del 2,1%, ne deriva che è questa popolazione che traina la ripresa dopo un ciclo di crisi.-

La ricetta che i veneti applicano alle avversità è da anni sempre la stessa: con sacrificio affrontano il lavoro di qualsiasi tipo facendo si che il tasso d’occupazione regionale rimanga praticamente invariato nonostante la crisi.-

Inoltre, e per questo bisogna ammirarli, il Nordest ha reagito alla grande crisi planetaria riscoprendo la sua antica vocazione: la terra.-

Il settore agricolo ha fatto segnare nel triveneto un incremento del Pil dell’ 1, 5 % grazie ad una riconversione ed adottando un piano di sviluppo rurale con il quale la Regione Veneto ha messo a disposizione degli agricoltori 1,1 miliardi di euro fino al 2013, questa scelta, alla luce degli accadimenti successivi, ha comportato subito il raddoppio delle domande da parte di giovani pronti a scommettere sui campi.-

È un segnale incoraggiante di esempio e stimolo per altre realtà; se si considera, però, che un terzo dell’umanità (dati statistici) non sta producendo nulla di utile perché si dedica, soprattutto al Sud, unicamente alla “manutenzione” del denaro, forma di “occupazione apparente”, per capirci quell’impegno quotidiano teso a compiangersi e ad affermare che “non c’è lavoro”, pur di garantirsi una esistenza “senza lavorare” che ha come fine ultimo e bene supremo “il vivere alla giornata”.-

Da indagini statistiche risulta che il 38% dei lavori manuali un tempo eseguiti dagli italiani, oggi vengono da questi rifiutati!

Nel frattempo, analizzando più da vicino la nostra situazione al Sud, per quei pochi imprenditori che si ostinano a voler competere in un mercato globale, accade che essi anziché impegnare tutte le loro energie per rendere competitive le proprie aziende, il che porterebbe ad un incremento della forza lavoro, vengono ostacolati dalle tasse, imposte, canoni, concessioni e contributi vari ecc. ecc., e, non ultimo da una burocrazia che soffoca ogni urgenza obbligandoli a vere e proprie “torture amministrative” che frenano ogni possibilità di sviluppo di concerto con un sistema sociale esistente che è oneroso ed anacronistico.-

Ne deriva che è necessario ed indispensabile varare una nuova politica fiscale partendo dalle tasse che rappresenta la riforma madre di tutte le altre che per essere tale dev’essere radicale.-

Se iI governo ritiene che possa bastare la “prudenza” tanto cara a Tremonti per uno sviluppo del paese è sufficiente adoperarsi a lasciare le cose così come sono; mentre secondo il parere di altri, e ne condivido in toto il pensiero, si ha necessità di un tipo di riforma che altri Stati in passato hanno già realizzato creando una discontinuità seria rispetto all’epoca precedente.-

Tagliare le aliquote di uno o due punti aumentando di pari passo l’IVA di un punto rappresenta solo una perdita di tempo, è una scelta demagogica che vorrebbe far credere che il Governo ha fatto qualcosa; quest’operazione, semplicemente di facciata, non terrebbe conto che da noi le tasse sono altissime e le pagano pochissimi cittadini, basterebbe che le tasse fossero basse e pagate da tutti i cittadini; questo risolverebbe il problema.-

Per fare questo, però, ci vuole coraggio; in Paesi affetti da altissimi livelli di evasione fiscale il rimedio che ha già funzionato è stato quello adottato in Russia dove si riscontrava un altissima evasione e congiuntura economica e Putin decise di fissare un’aliquota unica al 13% ottenendo come risultato un boom economico e un incremento del gettito fiscale del 25% già nel primo anno successivo alla riforma.-

In casa, invece si è andati avanti con piccoli tagli e, di pari passo, con un controllo inflessibile dei contribuenti che ha portato si, piccoli benefici, ma che nella sostanza non ha cambiato nulla; in Europa, però, la Russia ha fatto tanti proseliti soprattutto negli altri paesi dell’Est, e l’Ungheria adottando a Gennaio di quest’anno la stessa politica a distanza di sei mesi ha riscontri sulla bontà della scelta operata.-

Speriamo che da noi qualcuno decida ed abbandoni questa eccessiva cautela e afferrando il coraggio a due mani giunga alla nuova decisione abbandonando le aliquote di prudenza che si risolvono con il non toccare nulla.-

Non vorrei accadesse come in Grecia dove questo conservatorismo e l’eccessiva prudenza ha rappresentato la scelta peggiore che si potesse fare per la loro economia!

 

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