“Di tasca in tasca, sorge il sole a Caperrino”

Sorge il sole a Caperrino

Da queste terre di Lucania, che tanto hanno dato per l’Unità d’Italia, un nuovo volume che ripercorre quel periodo della nostra Storia, densa di avvenimenti.
Laurenzana partecipò, non da ultima, al compimento del sogno secolare di poeti, politici ed intellettuali.

Laurenzana 11 Marzo 2012
Polifunzionale del Comune – ore 17,30

Invito e brochure

L’uscita del volume “Di tasca in tasca, sorge il sole a Caperrino”, attraverso il progetto editoriale, propone al lettore un’emozionante consultazione, alleggerita da un’originalissima struttura narrativa messa in campo dall’autore.
Per assecondare l’avventura intellettuale, Cantisani affida il racconto di mezzo secolo di storia locale ad una monetina parlante, ma solo nella prima parte del volume, che racchiude i primi snodi storici.
Ricco è il richiamo alle attività artigianali svolte all’interno della cinta della Civita e al di fuori di essa, con il Regolatorio che ne disciplinava l’esercizio.
La monetina coglie umori, sensazioni, confidenze e segreti, brighe, trame, ed è testimone di una narrazione basata su dialoghi il cui contenuto è una fedele sintesi dei documenti consultati in archivio, rigorosamente citati, mentre in un alternarsi di vicende storiche si apre la cronologia dei capitoli.
L’aver riportato i periodi di tutti i Notai, con i rogiti più importanti che sono stati redatti, apre orizzonti di indagine socio antropologico di notevole interesse.
La presenza giacobina e sanfedista, quindi, ci permette di imbatterci nel primo snodo storico del 1795.
I primi moti contadini che rivendicavano le terre, tornate nella disponibilità del feudatario in mancanza di eredi maschi che ne potessero reiterare lo sfruttamento e il possesso, marcano i primi fermenti soffocati nel sangue ad opera degli sgherri del Duca di Belgiojoso (gli Archivi diocesani e parrocchiali sono stati preziosi a riguardo).
Si arriva così ai moti del 1821 con gli avvenimenti di Laurenzana e Calvello, fino ai disordini del 1848 per passare a quelli del 1860, che rappresentano i veri snodi storici che crearono coscienza per la unificazione dell’Italia.
La presenza discreta, ma fondamentale del Clero Ricettizio sceso sul terreno minato della politica per tentare di recuperare le terre perse, aumentò le fibrillazioni sociali.
Il terremoto del 1857 e le implicazioni socio economiche che ne derivarono, i progressi tecnologici messi in campo, il tentativo di ottenere le infrastrutture viarie per uscire dall’isolamento, finirono per alimentare le aspettative degli imprenditori di Laurenzana, sicuramente uno dei più popolosi centri della Basilicata post feudale, che riuscì a risollevarsi a fasi alterne dalle paludi della Feudalità.-
Interessanti appaiono i richiami dei rapporti familiari fra Asselta, Petruccelli e D’Errico con gli altri comandanti delle colonne insurrezionali.
Ben evidenziato risulta il ruolo del Mignogna, portavoce di Garibaldi, accompagnato dal suo amico fraterno Briglia, originario di Laurenzana.
Di grande valore documentale e descrittivo appare il  manoscritto di Gaetano Motta che lasciò un diario sulle fasi organizzative che precedettero e che seguirono la calata degli insorti su Potenza nell’agosto del 1860.
Ma, nonostante questo protagonismo ed i sacrifici dei suoi figli migliori, Laurenzana fu condannata a vivere amaramente i primi anni dopo l’unificazione, quando  veniva scossa perennemente dalle scorribande delle truppe  borboniche a causa dei macchiaioli, costretti a nascondersi per effetto della Legge Pica, emanata per porre rimedio al brigantaggio del Mezzogiorno, che attuò la repressione di qualunque fenomeno di resistenza.
Il provvedimento legislativo seguiva, di circa dodici mesi, la proclamazione, da parte del governo, dello stato d’assedio nelle province meridionali, avvenuta nell’estate del 1862 e, di pochi mesi, l’ordinanza militare sul blocco della transumanza, emanata nella primavera del 1863.
Quest’ultima l’attività misura aveva insurrezionale considerato l’obiettivo colpendo strettamente il connesso di arrestare mondo al rurale, brigantaggio legittimista. Fu la fine.
Una carneficina preordinata e studiata nei dettagli.
Sebbene scabroso, appare intrigante il capitolo sui manutengoli, ovvero i familiari dei briganti, solo donne censite a Laurenzana, osservate e sorvegliate speciali.-
L’analisi delle scelte operate in passato da eminenti personaggi di questo centro, non interessa tanto al fine di emettere dei giudizi, ma allo scopo di comprendere i condizionamenti accumulati nel faticoso cammino percorso fino a oggi da questa comunità, un tempo operosa, poi grande, fino a divenire attrattiva, ma anch’essa divenuta vittima del grande fenomeno migratorio post unitario.
La Questione Meridionale (ancora irrisolta), termine che l’On. Billia pronunciò la prima volta quando si soffermò sui dati provenienti dalla Basilicata, misero in luce la disastrosa situazione economica del Mezzogiorno in confronto alle altre regioni dell’Italia unificata.
Interessanti appaiono, nel merito, i pensieri illuminati di alcuni personaggi noti, riportati doverosamente dall’autore.
Il lavoro si chiude con una ricca, ma drammatica pagina sull’emigrazione post unitaria.
Emigrò da Laurenzana circa un terzo della popolazione attiva.
L’elenco completo dei capifamiglia emigrati, è corredato degli estremi anagrafici, del lavoro che svolgevano, del paese in cui emigrarono i laurenzanesi.
Ciò è stato fatto al fine di rendere più agevole la consultazione e l’identificazione delle parentele e le ricerche che, il più delle volte incappano in omonimie fuorvianti.

Carlo Maria Alianelli

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