Erosione della costa

Il 17% delle coste italiane è interessato da intensi fenomeni erosivi che provocano l’arretramento delle stesse; tale condizione ha frequentemente causato danni a strade, ferrovie, immobili costieri e stabilimenti balneari pregiudicandone l’attività turistica.-

Constatato che quasi sempre la realizzazione di opere di protezione del litorale, per la mancanza di fondi, è stata eseguita limitandola a brevi tratti in erosione, si è assistito che frequentemente questa circostanza ha comportato l’aggravarsi dei fenomeni erosivi in atto o, in talune condizioni, ne ha innescato di nuovi nelle zone adiacenti non protette.-
Negli ultimi anni, si è cercato di evitare che ciò accadesse sviluppando nuove tecniche per l’esecuzione di opere di protezione dei litorali le quali non sempre hanno fornito una immediata risposta positiva ma che, opportunamente adattate alle esigenze nel medio e lungo termine, hanno consentito di raggiungere ottimi livelli di rendimento.-
In Basilicata attualmente lungo tutto il cordone litoraneo “Metapontino” si è manifestato uno squilibrio tra il processo “ripascente” e quello “erosivo” con prevalenza di quest’ultimo.-
E’ un fenomeno facilmente visibile che si presenta con una riduzione del litorale; tale riduzione comporta l’arretramento della linea di costa che a sua volta porta alla scomparsa del cordone di piccole dune preesistenti che rappresentavano una solida difesa naturale.-
Questa condizione riveste carattere di priorità ai fini della pianificazione territoriale; infatti, l’alto livello di sviluppo socio-economico dei comuni costieri della fascia “Metapontina”, la contemporanea presenza massiccia di insediamenti urbani, mostra il grosso fermento esistente nella popolazione che mira ad uno sviluppo economico – turistico dell’intera costa.-
Di contro, guardando al processo di indebolimento dei litorali, appare evidente che il porvi rimedio diviene vitale; infatti solo eliminando le cause rappresentate da molteplici fattori correlati che oltre a risentire delle tante manifestazioni naturali quali le mareggiate e l’innalzamento del mare ecc. ecc., risentono principalmente degli interventi umani per l’uso indiscriminato del territorio, si potrà raggiungere lo scopo principale rappresentato dalla protezione del litorale dall’erosione.-
E’ a tutti noto che i litorali erano alimentati dai materiali solidi e dai sedimenti che i fiumi sversavano in mare e che le correnti costiere, successivamente, provvedevano a riportare e depositare a riva.-
Considerato che la fascia jonica è una pianura di origine alluvionale formatasi grazie all’apporto solido dei 4 fiumi lucani del versante jonico, Agri, Basento, Bradano e Sinni; e che questi fiumi hanno dato origine al processo evolutivo fino a creare un litorale costituito da lunghi tratti di costa pianeggiante, bisogna convenire che tale processo non è stato casuale ma è avvenuto per due precise concause.-
La prima, l’accumulo del materiale trasportato dalle piene nella zona del delta fluviale, la seconda, altrettanto importante, il deposito di quello stesso materiale su lunghi tratti di costa a causa dell’effetto combinato delle onde e delle correnti marine.-
Oggi, tuttavia, la quantità degli apporti solidi dai 4 fiumi si è ridotta fino ad arrivare quasi a volumi trascurabili.-
Poiché le mareggiate e l’azione di onde e maree continuano incessantemente a mantenere lo stesso ritmo, inevitabilmente accade che la sabbia viene sottratta alle spiagge e non si verifica alcun apporto.-
Infatti, tale situazione si è creata perché il materiale che si accumula grazie alle piene alluvionali che ciclicamente avvengono sui fiumi, con Il divieto di prelievo del materiale di deposito nell’alveo, l’accumularsi e lo stratificarsi di questo che era l’apporto alluvionale che dalle pendici dei monti giungeva ai fiumi per poi essere trasportato fino alla foce, non completa più il ciclo; gli alvei, difatti, si sono riempiti di detriti ostruendosi e si sono innalzati tanto che il trasporto solido di fatto è stato fortemente ostacolato.-
Pur tuttavia non bisogna nemmeno trascurare l’intervento umano che oggi ha assunto carattere invasivo con la presenza di campeggi ed abitati sempre più vicini alla riva ed il sovraffollamento delle spiagge nei periodi estivi.-
Come controprova si può constatare che quando non ci sono costruzioni sulle coste le mareggiate erodono la sabbia da una parte di litorale e, dopo qualche tempo, la ridepositano da un’altra parte.-
Nel caso specifico, invece, per i litorali dove esistono insediamenti, quando arriva una mareggiata la sabbia viene spinta al largo non trovando altro approdo libero sulla costa per la presenza delle strutture realizzate dall’uomo.-
La dimostrazione dell’assunto la si ricava osservando che quei tratti che non risultano in erosione devono la propria stabilità a opere di difesa, che, pur modificando l’ambiente (di fatto già modificato da altri) e il paesaggio costiero, consentono di contrastare efficacemente il prelievo di sabbia.-
Metaponto e Scanzano, che soffrono armai da anni di questo fenomeno, sono da considerarsi soggette ad un rischio elevatissimo per le infrastrutture prossime al litorale come pure per la linea ferroviaria.-
Per l’erosione, inoltre, studi recenti hanno constatato che ha viaggiato a un ritmo di un metro all’anno e ci si domanda: cosa si è fatto?
Pur sempre tale valutazione è da prendere con una certa cautela in quanto i dati ufficiali dell’Annuario Statistico Italiano (ISTAT) dimostrano esattamente il contrario.-
Risulta, infatti, che la superficie del territorio nazionale è andata aumentando dal 1951 in poi fino agli attuali 301.333 Kmq.-
Pertanto, questo “dilatarsi” dello Stivale può essere spiegato solo con un generale avanzamento della linea di costa, il tutto, in questa maniera, contrasta con quanto affermato in precedenza e con la evidente constatazione dell’arretramento della stessa linea di costa.-
Il fenomeno, se non compiutamente spiegato, porterebbe l’opinione pubblica a credere che si è di fronte ad una sciagura di enormi proporzioni e si è nell’impossibilità di arrestarla, mentre considerando i dati ISTAT è altrettanto giusto pensare che sono state dette enormi corbellerie.-
In effetti fino alla urbanizzazione selvaggia anni ‘60 – ‘90 le determinazioni statistiche sono attendibili mentre negli anni successivi arretra in maniera consistente la parte sabbiosa prossima alla linea di costa.-
Su quest’argomento si è tanto speculato nella diatriba tra “resto del mondo” ed “ambientalisti” per cui non posso non condividere François de la Rochefoucauld il quale, riferendosi a questi ultimi, ha affermato che “ci sono menzogne così ben camuffate, che giocano con tanta naturalezza il ruolo della verità, che il non lasciarsi ingannare equivarrebbe a mancanza di giudizio”; pertanto se non si vuole credere a fatti anomali, per un corretto intendere del fenomeno, è opportuno limitarsi all’esame del fatto “tecnico” che suscita ben pochi dubbi.-
L’umore del momento dei nostri Governanti, pur sempre sollecitati a dismisura dall’opinione pubblica, che nello specifico è rappresentata dagli stessi attori delle brutture urbanistiche (“abusive”) realizzate sul litorale in questi ultimi anni, non deve indurli, come è sempre sinora accaduto a ricercare una soluzione al problema con “pannicelli caldi” che, di fatto, non lo risolvono ma che ciclicamente vengono da loro riproposti all’approssimarsi della stagione estiva.-
La spiaggia è l’elemento di maggior valore economico del sistema costiero, ma anche quello più fragile e più soggetto a variazioni morfologiche che ne modificano la funzione protettiva dei territori retrostanti e le potenzialità di utilizzazione a fini turistico ricreativi.-
E’ fondamentale il recupero ambientale dei litorali in erosione attraverso una precisa scelta tecnica che deve essere, di volta in volta, adattata all’ambiente dove si opera ed alle situazioni che si presentano.-
La posizione della linea di riva e del volume della spiaggia emersa su tempi brevi (rispetto a valori relativamente stabili sul lungo periodo), rappresentano “soltanto” la conseguenza della discontinuità degli apporti fluviali e del succedersi dei diversi eventi meteo-marini; la loro identificazione consente di evitare errati interventi di stabilizzazione del litorale.-
Di questa semplice e basilare analisi, per la zona di cui ci occupiamo, non si riscontra traccia quando la valutazione dello “stato” del litorale costituisce un punto fondamentale per le politiche territoriali e per le scelte tecniche da adottare.-
Si è potuto riscontrare che, ad oggi, gli unici interventi eseguiti, ciclicamente all’approssimarsi della stagione estiva per le continue sollecitazioni degli operatori turistici, oltre ad opere drenanti che erano state realizzate e che non hanno prodotto alcun risultato, sono consistiti in opere di difesa di tipo “morbido” realizzando i cosiddetti “ripascimenti artificiali”.-
Essi consistono essenzialmente in spargimenti di sabbia di opportuna granulometria e di pezzatura superiore a quella esistente sulla spiaggia.-
Tale scelta, che si è dimostrata molto costosa e poco durevole, per poter conservarsi nel tempo abbisogna di interventi manutentivi frequenti e consistenti.-
Essa, proprio per questa sua peculiarità, viene di solito adottata solo per la stabilizzazione e rivitalizzazione di piccole aree di litorale dove è necessario ricreare un ambiente naturale; questo sempre che ci si trovi di fronte ad una spiaggia di dimensioni contenute e con grande vocazione dal punto di vista turistico.-
Infatti la mancanza di “manutenzione continua al ripascimento” rappresenta la principale causa del fallimento dell’intervento; da tali considerazioni e nell’ottica di limitare le perdite di sedimenti, quasi sempre si combinano gli spargimenti di materiale con opere di contenimento realizzando così i ripascimenti protetti; ma, anche questa soluzione, necessita di una onerosa manutenzione.-
Non ha avuto senso, quindi, la scelta di eseguire ripascimenti per grandi estensioni senza una manutenzione continua, se si considera, poi, che con cadenza annuale è stato ripetuto l’intervento si ritiene che sia stato commesso un grave errore di valutazione.-
Probabilmente sarebbe stato più logico realizzare l’intervento in maniera completamente diversa e prendere in esame la direzione preponderante delle correnti; di conseguenza sarebbe bastato realizzare soluzioni che prevedessero “opere attive rigide” e, entrando nel dettaglio, ortogonali alla riva, dette ”pennelli”, che sono generalmente utilizzate sui litorali caratterizzati da forte trasporto solido longitudinale (esistono numerosissimi esempi di realizzazioni sia in Europa che negli Stati Uniti).-
Queste sono strutture del tipo a gettata, ancorate a terra che si estendono in mare con asse pressoché ortogonale alla linea di riva (l’inclinazione la si determina in fase realizzativa) che intercettano il materiale favorendone il deposito; tutto questo produce un avanzamento della spiaggia sopraflutto ed un arretramento sottoflutto.-
Inoltre per migliorarne l’efficacia, ove idoneo, in testata dei pennelli si sarebbero potuti anche  prevedere tratti a “T” tali da ridurre le perdite di materiale verso largo.-
Gli effetti dell’opera sul litorale sarebbero dipesi dal posizionamento planimetrico e dalla loro geometria; in particolare sarebbe stata importante la profondità di imbasamento della testata del pennello, la lunghezza dello stesso e, qualora parzialmente sommerso la lunghezza del tratto emergente e di quello sommerso.-
Il parametro più importante, l’interasse tra i pennelli, lo si sarebbe valutato in loco con approfondite analisi.-
Gli studi necessari per il dimensionamento delle opere sarebbero stati essenzialmente legati alla valutazione della lunghezza del pennello in funzione del regime di trasporto solido al fine di definire la frazione di trasporto solido intercettata dall’opera e la valutazione del contenimento degli effetti indotti sul litorale posto sottoflutto.-
Non rappresenterebbe una novità tale soluzione, ma certamente esistendo casi analoghi risolti, l’intervento offrirebbe una certezza quasi assoluta di buona riuscita.-
Se, poi, si da credito ad una serie di indicazioni, che pur nella loro semplicità, potrebbero rappresentare grandi occasioni di sviluppo economico per il territorio e per gli abitanti dello stesso, si potrebbe pensare ad una scelta, inizialmente costosa, ma gravida di sviluppi successivi.-
L’utilizzo di energie rinnovabili in Italia è ancora piuttosto lontano dal “target” stabilito dalla Comunità Europea; in particolare lo sfruttamento della energia da onda oggi in Italia è pressoché sconosciuto.-
Gli scienziati affermano che i cambiamenti climatici produrranno un aumento della frequenza delle mareggiate che associate a fenomeni di innalzamento del livello del mare comporteranno, e sempre in misura maggiore, la necessità di proteggere le coste dall’erosione e dalle inondazioni.-
Sperando che tali previsioni scientifiche rispondano concretamente a quanto ci riserva il domani, la domanda che ci si pone è perché non sfruttare tali fenomeni naturali esistendo la possibilità di ricavare energia dalle opere che si realizzano per la protezione del litorale.-
Si tratta, quindi, prima di valutare e poi di progettare una tecnologia innovativa consistente nella installazione di parchi di convertitori di energia ondosa sottocosta per integrare la protezione dei litorali e, nello stesso tempo, produrre energia.-
Il sistema (descritto senza addentrarsi nei dettagli) è quello ideato da Sir Cockerell nel 1980 e perfezionato successivamente da altri; essenzialmente è costituito da un pontone galleggiante che spostato dalla situazione di equilibrio (moto marino), la recupera mediante una forza pari al 44% della sua massa totale.-
L’innovazione si basa su di una ridistribuzione della spinta di galleggiamento e della forza peso alle estremità esterne del pontone.-
L’ingombro complessivo del dispositivo è stimato in circa 40 m nella direzione di propagazione dell’onda e 20 m nella direzione ad essa perpendicolare, con una emergenza massima di 2 m sul livello del medio mare.-
Come materiale si adopera il calcestruzzo che si considera ottimale e tale da garantire una prolungata vita utile, bassi costi di manutenzione, e minori problemi di corrosione rispetto all’impiego di metalli o leghe.-
I risultati ottenuti hanno dimostrato che un parametro essenziale è la lunghezza del dispositivo rapportata a quella dell’onda, pertanto, essa può essere ottimizzata sulla base del clima tipico annuale del sito di installazione.-
L’efficienza media del dispositivo si attesta intorno al 25% e il coefficiente di trasmissione non scende mai al di sotto del 70%.-
La produzione energetica annua si aggira all’incirca sui 15 GWh/installazione/anno che corrisponde al fabbisogno di oltre 5.100 famiglie a fronte di uno spazio necessario estremamente modesto.-
Questi dispositivi galleggianti risultano particolarmente adatti per installazioni in mari relativamente poco energetici, stante la possibilità di dimensionarli in base al clima effettivo: è interessante considerare che così facendo si ottiene la protezione della costa con un modesto impatto ambientale.-
In definitiva basterebbe uno studio di dettaglio e scelte mirate per realizzare opere idonee a risolvere il problema e non come fino ad oggi è accaduto dove, per urgenza o per superficialità, si sono utilizzate metodologie che applicate male e poco adatte al tipo di costa o di correnti marine si sono mostrate del tutto inefficaci producendo solo la “tacitazione stagionale” delle popolazioni.-
Unica certezza è che la gente che vive in questi luoghi e le attività economico-produttive vanno tutelate; è indispensabile, pertanto, passare all’esame di tecnologie diverse oltre quelle usuali con opere marittime che hanno un limitato impatto ambientale.-
E’ indispensabile esaminare nuove tecnologie come convertitori di energia da onda, strutture sommerse, e valutare l’habitat naturale come le dune e le zone umide per giungere alla scelta di un piano strategico di difesa della costa per un paese, come il nostro, con alta densità di popolazione e poco spazio disponibile.-
Sulle coste, infatti, aumenta continuamente la pressione umana; le spiagge sono assaltate da attività turistiche che al bando la “bellezza” e il carattere “naturale” chiedono alberghi, locali notturni, stabilimenti balneari, porti turistici, se non addirittura piscine in riva al mare.-
Le coste “appartenevano” allo Stato, oggi con il trasferimento del demanio marittimo dagli organi centrali dello stato alle regioni e ai comuni le “concessioni” fioccano e si è fatto sempre più pressante il malcostume e l’abusivismo che un piano serio e definitivo potrebbe arrestare.-

Toro Seduto.

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