La Spending review e la provincia di Basilicata

Le province del Regno delle Due Sicilie

Per effetto della spending review le province italiane saranno ridotte nel numero e avranno minori competenze.

La legge 135 sulla spending review (processo di revisione della spesa pubblica) stabilisce che il numero delle province dovrà più che dimezzarsi per adeguare l’organizzazione dello Stato ai cambiamenti della società e della tecnologia con l’obiettivo di rendere più efficiente la macchina amministrativa.
Si tratta di un intervento legislativo che determinerà un risparmio piuttosto contenuto ma che ridurrà anche l’intermediazione politica che appesantisce l’operato della burocrazia.
Il risparmio sarà più sostanzioso quando si interverrà sugli enti di diramazione comunale, provinciale e regionale, ma anche sulla rappresentanza statale a livello provinciale.
Gli sviluppi realizzati in tutti campi dalla società rendono possibile un’organizzazione della pubblica amministrazione meno articolata sul territorio ma anche più efficiente e più facilmente raggiungibile dal cittadino: con un computer tutti possono mettersi in contatto con un ufficio stando comodamente seduti alla propria scrivania.
Per coloro che avessero difficoltà ad utilizzare il sistema telematico basterà istituire un ufficio di supporto e consulenza presso i comuni. Già oggi per molti servizi è possibile rivolgersi a professionisti esterni alla Pubblica Amministrazione, ad esempio un geometra dal proprio studio può consultare il catasto.
L’intervento di razionalizzazione avrebbe potuto essere più radicale se si fosse deciso l’abolizione di tutte le province, a questo risultato si potrà pervenire solo con una modifica della Costituzione nella parte in cui prevede espressamente le province oltre ai comuni e alle regioni.
Tutti sentiamo la necessità di superare la frammentazione delle competenze fonte di sprechi e di complicazioni burocratiche.
L’attuale articolazione sul territorio della macchina organizzativa pubblica è frutto di una evoluzione legata alla Storia italiana.
Roma suddivise l’Italia in Regioni e la Lucania all’epoca di Augusto ne costituì con la Calabria la terza regione.
Caduto l’impero romano d’occidente, l’Italia subì le invasioni barbariche e divenne terra di conquista per i bizantini che occuparono a lungo il meridione. Furono i bizantini che denominarono Basilicata il territorio dell’antica Lucania sotto il loro dominio.
Nel 1300 l’Italia meridionale e la Trinacria risultavano suddivise in dodici circoscrizioni, giustizierati, retti dal Gran maestro giustiziere.
La Basilicata fu un’unità amministrativa del Regno sia sotto gli svevi che sotto gli angioini. Essa comprendeva gran parte dei comuni dell’attuale provincia di Potenza e alcuni comuni della provincia di Matera.
La Basilicata era caratterizzata da una turbolenza politica che non rese possibile l’insediamento delle strutture amministrative in maniera stabile in una località: la sede del giustiziere fu itinerante.
Grazie al ruolo assunto dai Signori della città, la prima sede del Giustizierato di Basilicata fu Lauria. Successivamente la sede si spostò a Lagonegro e quindi a Potenza.
Nel 1663, sotto il dominio spagnolo, Matera e alcuni territori dell’area metapontina uscirono dalla Terra di Otranto. Matera da allora divenne capoluogo della Basilicata e sede dell’Udienza regia.
Nel 1806, Giuseppe Bonaparte riformò la ripartizione amministrativa del Regno di Napoli prendendo a modello l’analoga organizzazione francese: aboliti i giustizierati furono istituite tredici Province.
Potenza divenne capoluogo della nuova provincia di Basilicata che fu suddivisa nei distretti di Potenza, Matera e Lagonegro. Nel 1816 venne istituito il Distretto di Melfi. (1)
Il 18 Agosto 1860 la provincia di Basilicata dichiarò decaduto il re Francesco II di Borbone e proclamò la sua annessione al Regno d’Italia.
La Basilicata fu la prima provincia del meridione ad aderire all’Italia Unita. Con l’Unità d’Italia la provincia di Basilicata comprendeva i seguenti Distretti: Lagonegro con 39 comuni; Matera con 22 comuni; Melfi con 19 comuni e Potenza con 44 comuni. (2)
IIl 2 Agosto del 1873 il Consiglio provinciale di Potenza deliberò all’unanimità che la provincia dovesse assumere l’antica denominazione di Lucania.
Il deliberato della Provincia fu trasmesso a Roma nella certezza che il Consiglio dei Ministri lo avrebbe fatto proprio. Ma nonostante il parere favorevole del Ministro degli Interni, il Governo si oppose al cambio di denominazione. Il parere negativo del Consiglio dei Ministri fu determinato dalla considerazione che le provincie dovessero essere denominate dal Capoluogo. Quindi la provincia avrebbe dovuto essere denominata semplicemente Provincia di Potenza.
Durante il ventennio fascista, nel 1927, venne deciso un riordino amministrativo con l’abolizione delle circoscrizioni subprovinciali, sedi di sottoprefetture, e furono istituite 17 nuove province: Aosta, Vercelli, Varese, Savona, Bolzano, Gorizia, Pistoia, Pescara, Rieti, Terni, Viterbo, Frosinone, Brindisi, Matera, Ragusa, Castrogiovanni (Enna), Nuoro.
La nuova provincia di Matera comprendeva i comuni del circondario omonimo, sei comuni (Colobraro, Nova Siri, Rotondella, S.Giorgio, Tursi, Valsinni) del circondario di Lagonegro, due (Genzano, Banzi) del circondario di Potenza e uno (Palazzo San Gervasio) del circondario di Melfi.
La nostra regione dal 1932 al 1947 assunse la denominazione di Lucania.
Con la Costituzione della Repubblica si ritornò alla denominazione di Basilicata, per segnare  un netto distacco dal regime fascista, ma si lasciarono in piedi tutte le province istituite nel 1927.
La Costituzione assegna alle province funzioni molto ampie (articolo 117, secondo comma, lettera p), che per effetto della spending review si ridurranno a:

  1. pianificazione territoriale provinciale di coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente, per gli aspetti di competenza;
  2. pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale nonché costruzione, classificazione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;
  3. programmazione provinciale della rete scolastica e gestione dell’edilizia scolastica relativa alle scuole secondarie di secondo grado.

Saranno trasferite ai comuni le funzioni amministrative conferite alle province con legge dello Stato e rientranti nelle materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell’articolo 117, comma secondo, della Costituzione.
Tali funzioni amministrative saranno individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 13 Ottobre 2012, previa intesa con la Conferenza Stato–Città ed autonomie locali.
Il Consiglio dei Ministri ha stabilito che l’accorpamento interesserà quelle province che hanno meno di 350 mila abitanti o con un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati.
Il comma 2 dell’art. 17 della spending review a questi due criteri di riordino ha posto le seguenti deroghe:

  • le province nel cui territorio si trova il capoluogo di regione;
  • le province che confinano solo con province di regioni diverse da quella di appartenenza o con province destinate a trasformarsi in città metropolitane;
  • le province autonome di Trento e Bolzano la cui istituzione è prevista a livello costituzionale e che sono considerate a livello istituzionale Regioni (e non Province).

La provincia di Matera sarà accorpata avendo meno di 350 mila abitanti, mentre la provincia di Potenza soddisfa entrambi i criteri: abitanti ed estensione. Per la provincia di Matera non è possibile applicare le deroghe sopra indicate perché non ne ricorrono le condizioni.
In queste settimane d’Agosto in Basilicata si è sviluppato un dibattito intorno alla soppressione della provincia di Matera, dibattito viziato da ragionamenti contorti che pur di evitare la riduzione delle province hanno tirato in ballo ipotesi assurde e fuori da ogni logica legislativa ed economica.
La realtà è che il taglio non riguarda i servizi ai cittadini che continueranno ad essere garantiti dai comuni e dalla nuova provincia. Il taglio delle funzioni non inciderà sul personale in maniera diversa nelle due attuali province.
L’unico effetto concreto sarà la riduzione in Basilicata di ventiquattro consiglieri provinciali, un presidente di provincia, un vicepresidente e sei assessori. E di conseguenza si ridurranno anche gli spazi per tutti coloro che in qualsiasi modo vivono di politica a servizio di queste figure che vengono meno.
La riduzione riguarderà ovviamente tutta la regione, perché nel futuro Consiglio della nuova provincia troveranno spazio anche gli eletti della odierna provincia di Matera.
Non si può trasformare una razionalizzazione delle spese legate alla politica in una guerra di campanile! Questa considerazione è stata fatta dai cittadini dei soppressi capoluoghi di provincia di altre regioni che hanno tradizioni storiche molto più solide delle nostre, si pensi ai comuni toscani di Arezzo, Prato, Pisa, Siena, Grosseto, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Livorno.
La riduzione delle province non è sufficiente a rendere più moderna la macchina burocratica e meno oneroso il peso della politica sui tartassati cittadini italiani. Il Parlamento dovrebbe mettere in cantiere la riforma costituzionale di cui da decenni si parla e che ogni volta si blocca perché c’è più di qualcuno a cui l’attuale situazione fa comodo.
Anche la riduzione delle province come la riduzione dei parlamentari fa male a chi ha ambizioni personali in politica !
Cosa avrà pensato nei mesi appena passati chi, politico locale in scadenza per doppio mandato, aveva maturato la speranza di essere candidato alle prossime elezioni quando le forze politiche nazionali sembravano aver raggiunto l’accordo di modifica costituzionale che prevedeva un taglio cospicuo di onorevoli e senatori alla prossima legislatura?
La concorrenza sarebbe stata troppo grande da superare, infatti al problema, sempre presente, delle ricandidature si sarebbe aggiunta la riduzione dei posti da occupare.
Dopo aver tirato un sospiro di sollievo quando qualcuno ha fatto saltare l’accordo in Parlamento, il politico alla ricerca di candidature si trova a contrastare i problemi determinati dalla riduzione degli spazi in Basilicata.
Di qui la fantasiosa soluzione di spostare il capoluogo di provincia da Potenza a Matera in nome del riequilibrio territoriale, come se si trattasse di un semplice ufficio e non di una sede istituzionale.
Fermo restando che la legge conferma esplicitamente la provincia di Potenza, bisogna chiedersi se il concetto di riequilibrio territoriale non possa valere per le altre realtà regionali dal Lagonegrese al Vulture o alla Val d’Agri.
Non vi sono ragioni diverse da quelle sopraindicate indicate perché si debba mantenere un sistema disarticolato di rappresentanze elettive. Basti pensare che nel 1806 risultavano sufficienti tredici province in un Regno privo di vie di comunicazioni e con i mezzi trasporto dell’epoca che permettevano di andare dalla capitale, Napoli, a Potenza in un paio di giorni.
Nei due secoli trascorsi tutto è cambiato: sono state costruite strade che collegano i comuni della regione al capoluogo in pochi minuti ed è possibile contattare chiunque, anche non essendo fisicamente nello stesso luogo, attraverso il telefono o internet.
La disarticolazione istituzionale (comuni, province, regione e stato, ma anche consigli di quartiere, consigli di zona, municipalità, comunità montane) si traduce in eccesso di burocrazia e determina costi che la nostra società non si può più permettere di sostenere. Si pensi alla frammentazione delle competenze che rende irto di ostacoli l’iter necessario per la creazione di una nuova impresa.
Se lo Stato saprà riformarsi con modifiche costituzionali, con una migliore organizzazione del personale e con razionalizzazioni di spesa, sarà possibile ridurre il carico fiscale che grava sempre più sui cittadini.
Dobbiamo avere la forza di dire le nostre ragioni a quei politici di bassa tacca che vogliono metterci gli uni contro gli altri, dobbiamo ringraziarli per quello che hanno saputo fare finora e, se non trovano più spazio in politica, invitarli a trovarsi un’altra attività lavorativa. Lo stesso invito lo dobbiamo rivolgere a tutta quella pretora di persone che vivono al servizio dei politici.
Non sono in grado di quantificare quanto si risparmierà oltre alla riduzione diretta della spesa garantita dalla riduzione delle cariche politiche, ma se penso allo scandalo degli stipendi in Parlamento…….. Non parlo di quanto guadagnano i parlamentari, ma delle buste paga degli stenografi (290 mila euro anno), dei commessi (160 mila), dei parrucchieri (160 mila), dei coadiutori (192 mila), dei segretari (256 mila) e dei consiglieri (417 mila).
Risparmi apprezzabili si avranno quando il Governo interverrà sull’organizzazione della presenza dello Stato sul territorio tagliando gli uffici provinciali nelle province soppresse. Saranno interessati, a titolo di esempio: Motorizzazione Civile, Catasto, Ufficio Scolastico provinciale, Prefettura, Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Archivio di Stato, Camera di Commercio, Biblioteca provinciale.
La proposta di spostare il capoluogo a Matera è scandalosa, antieconomica e non razionale, chi la avanza non sa di cosa parla, o peggio ne conosce i risvolti ma la condivide perché confacente ai propri interessi!.
La considerazione “la nostra regione per estensione avrebbe spazio per quattro province” è stata rilasciata da persona troppo intelligente per non considerarla in mala fede. I criteri del Governo sono due e vanno presi entrambi contemporaneamente! La regione ha meno di 700 mila abitanti !
La Basilicata, fino all’auspicata modifica della Costituzione, avrà una sola provincia e questa avrà come capoluogo la capitale della regione.
Solo una visione politica miope potrebbe ipotizzare una mediazione, che non ha futuro, che veda il capoluogo Regionale a Potenza (con Presidente materano) e il capoluogo provinciale a Matera (con Presidente potentino).
La spending review affida al consiglio delle autonomie il diritto di proposta per una diversa organizzazione delle province sul proprio territorio, ma tale proposta deve partire dai criteri alla base della legge che non prevedono nuove soppressioni (infatti tale sarebbe la mancata conferma di Potenza).
Il criterio principe del Decreto del Consiglio dei Ministri che salvaguarda le province nei comuni capoluogo di regione trova giustificazione nel fatto che non è ipotizzabile un capoluogo di Regione senza gli Uffici statali sopra indicati.
Le difficoltà attuali in cui versa l’Italia si superano con riforme di struttura radicali che riducendo la spesa pubblica improduttiva liberino risorse per lo sviluppo del Paese. Abbiamo bisogno di politici veri e non di politicanti incompetenti ed incapaci di vedere al di là del proprio interesse immediato.
La Basilicata è nelle condizioni per dimensione territoriale e per densità di popolazione di offrire al resto del Paese un nuovo modello organizzativo del pubblico. Per questo bisogna rendere più efficiente la macchina amministrativa locale, tagliare la spesa ordinaria improduttiva e incrementare le risorse disponibili per gli investimenti. La Regione è chiamata a tagliare gli enti di propria diramazione, il gran numero di convenzioni, le tante risorse spese per progetti improduttivi e a meglio utilizzare il proprio personale.
Per favorire lo sviluppo, con risorse regionali in grado di attirare capitali privati e pubblici, va avviato un programma di investimenti strategici avente come obiettivi: – l’ammodernamento della rete infrastrutturale; – lo sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza; – la valorizzazione delle risorse ambientali e naturali; – la difesa dai rischi naturali (terremoti, frane, tracimazioni fluviali, erosione delle coste …); – lo sviluppo imprenditoriale e l’inserimento lavorativo delle nuove generazioni.
I programmi e i progetti innovativi devono puntare al superamento del gap infrastrutturale perché l’economia lucana possa inserirsi nel mercato globale e nel mercato digitale. Quindi banda larga ad alta velocità per tutti, ammodernamento delle vie di comunicazioni stradali e ferroviarie, collegamenti marittimi ed aerei.

Luciano Liscio

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