Appello agli Italiani di Victor Hugo

Agli Italiani.

Italiani, vi parla un fratello oscuro, ma devoto. Diffidate di quanto i Congressi, i Gabinetti, e le Diplomazie sembrano preparare in oggi per voi. L’Italia s’agita; essa accenna svegliarsi, e turba ed affacenda la mente dei re: essi studiano come riaddormentarla. Badate — Vegliate — Non è il vostro pacificamento che cercano: unico fondamento alla pace è la vittoria del dritto: vogliono il vostro letargo, la vostra morte: quindi l’insidia— diffidate. Non sagrificate alle apparenze, quali esse siano, la realtà delle cose. La diplomazia è tenebra. Quando essa dice di fare per voi, trama contro voi.

Che riforme, miglioramenti amministrativi, amnistia !: al vostro eroismo, una dose di secolarizzazione, un atomo di liberalismo, il codice Napoleonico, la democrazia bonapartista, la vecchia lettera di Edgardo Ney retescritta col sangue di Parigi dalla mano che uccise Roma!!! Questo è che vi offrono i Principi ! e voi porgereste orecchie e direste: siamo paghi, e accettereste e porreste giù l’armi ! e rinuncereste a quella splendida rivoluzione latente che è ne’ vostri cuori, che vi fiammeggia negli occhi ! È possibile ? !

Voi non avreste fede alcuna nell’avvenire?! — Non intendereste che l’impero cadrà domani, che la caduta dell’impero è la Francia risorta, è l’Europa libera ! — Voi Italiani, eletta d’uomini, nazione madre, una delle più raggianti famiglie umane, che la terra sostenta, voi a’ quali nessuno può dirsi superiore, non sentireste che noi vi siamo fratelli; fratelli nell’idea, fratelli nella lunga prova. — Che l’ecclissi attuale finirà subitamente per tutti ad un tempo. Che se il domani è nostro, è vostro pure — e che il giorno in cui la Francia sarà, l’Italia anch’essa sarà!

Il primo che sorgerà dei due popoli, farà sorgere l’altro: noi siamo lo stesso popolo: siamo una sola umanità: Voi Repubblica Romana: Noi Repubblica Francese: viviamo ambi agitati dal soffio di una stessa vita: né possiamo sottrarci noi Francesi all’irraggiamento dell’Italia, come voi non potete sottrarvi, o Italiani, all’irraggiamento della Francia. Sta fra voi, e noi una profonda comunione umana, che fonderà l’accordo ne’ giorni della battaglia, e l’armonia dopo la comune vittoria: Italia e Francia nelle federazioni delle nazioni continentali, sorelle e regine incoronate ciascuna della libertà di tutte; fratellanze delle patrie nell’unità suprema repubblicana: I popoli uniti di Europa, è questo il futuro.

Non deviate un solo istante lo sguardo da quel vostro avvenire. La grande soluzione è vicina; non tollerate, che vi si appresti una soluzione speciale, isolata. A voi non si addice muovere innanzi a passi di pigmeo, agguinzagliati dai principi. I nostri son tempi per quei balzi tremendi che han nome Rivoluzione. I popoli perdono e riconquistano secoli in un’ora. La libertà come il Nilo feconda sommergendo.

Viva in voi la fede ! Bando ai mezzi termini, alle transazioni, quando avete per voi il diritto ! Accettereste l’appoggio de’ principi quando avete quello dei popoli ! Progresso cosiffatto è una abdicazione. No, miriamo in alto; pensiamo il vero; camminiamo sulla via diritta. I lenti avvicinamenti, non bastano. Tutto verrà, e verrà d’un passo, in un giorno, in un tempo solo, in un solo colpo di tuono. Viva in noi perenne la fede !

Quando suonerà l’ora della caduta, la Rivoluzione, subitamente, a piombo, in virtù del suo diritto divino, senza preparazioni, senza transizione, senza crepuscolo, verserà sull’Europa una vampa di libertà, d’entusiasmo e di luce, e non lascerà al vecchio mondo che il tempo di morire.

Non accettate dunque cosa alcuna dal vecchio mondo: è morto. La mano dei cadaveri è fredda e non può dar cosa alcuna.

Fratelli, quando s’è la vecchia razza d’Italia, quando s’hanno nelle vene tutti i bei secoli della storia, e il sangue stesso dell’incivilimento, quando non s’è imbastarditi né degenerati, quando s’è provato che possono riconquistarsi in un giorno tutte le glorie del passato, quando s’è fatto lo sforzo memorando della Costituente e del Triumvirato, quando ieri soltanto, però che il 1849 è ieri, s’è detto al mondo: siam in Roma, quando, in una parola, s’è ciò che siete, allora è debito intendere che s’ha tutto in sé. Dite a voi stessi che la vostra libertà sta nelle vostre mani, che i vostri fati pendono dalla volontà vostra: sprezzate le seduzioni e le offerte dei principi ; e non vi conceda parte chi deve ridarvi tutto.

Ricordate inoltre quante macchie di fango e di sangue stanno rapprese sulle mani…..

Ricordate i supplizi!, gli assassinii, i delitti, le forme tutte quante del martirologio, le battiture pubbliche, le battiture in prigione, i tribunali di caporali, i tribunali di vescovi, la sacra consulta di Roma, le grandi Corti di Napoli, i patiboli di Milano, d’Ancona, di Lugo, di Sinigaglia, d’Imola, di Faenza, di Ferrara, la mannaia, lo strangolamento, la forca; centosettantotto fucilazioni in tre anni, in nome del papa, in una sola città, Bologna; il forte Urbano, Castel Sant’Angelo ed Ischia. Poerio senza sollievo fuorché quello di mutare sulle proprie membra il luogo delle catene; i proscrittori immemori del numero dei proscritti; le galere, i trabocchetti, gli in pace, le tombe !

Poi, ricordate il vostro altero e grave programma romano. Siategli fedeli. Soltanto in esso troverete emancipazione e salute.

Abbiate sempre davanti alla mente l’esosa parola della diplomazia: l’Italia non è una nazione; non è se non un vocabolo di geografia.

Non abbiate che un pensiero: vivere della vostra vita nella patria che è vostra. Essere l’Italia. E ripetetevi continuamente nell’anima questa tremenda verità: finché l’Italia non sarà un popolo, l’italiano non sarà uomo. Italiani, l’ora sovrasta, e io lo dico onorandovi, sovrasta per opera vostra. Voi siete in oggi la grande cagione  di inquietudine pei troni continentali. Il punto più minaccioso della vasta solfatara europea è in oggi l’Italia.

Sì, il regno dei despoti, grandi e piccoli, sta per finire. Siam presso all’ora finale. Non lo dimenticate. Voi siete figli di quella terra predestinata pel bene, fatale pel male, sulla quale protendono l’ombra loro due giganti del pensiero umano: Michelangiolo e Dante!

Serbate intera e vergine la vostra sublime missione.

Non lasciate ch’altri v’addormenti o v’impicciolisca.

Non sonno, non torpore, non tregua mai. Scotetevi, scotetevi, scotetevi. Il dovere per tutti, per voi come per noi: è oggi l’agitazione risoluta, l’insurrezione domani.

La vostra è missione di distruzione e di incivilimento ad un tempo. Essa si compirà, non ne dubitate; da tutta quest’ombra la Provvidenza farà emergere una Italia grande, forte, felice e libera. Voi portate in seno la rivoluzione che divorerà il passato e la rigenerazione che fonderà l’avvenire. Splendono a un’ora sull’augusta fronte di questa Italia, che noi intravvediamo fra le tenebre, i primi tetri fulgori dell’incendio e i primi candidi raggi dell’altra.

Sdegnate dunque ciò che sembrano pronti ad offrirvi. Vigilanza e fede. Diffidate dei re, fidate in Dio e in voi stessi.

VICTOR HUGO

Costabile Carducci _____________ Sbarco di Sapri

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