L’attacco al Monarca

Garibaldi aveva conquistato la Sicilia ma non aveva i mezzi navali necessari per effettuare in forze lo sbarco sul continente.

Le navi a sua disposizione erano poche e soprattutto, con rare eccezioni, non adatte ad un probabile scontro navale con i legni napoletani  che vigilavano sullo Stretto.

I due piroscafi con i quali i garibaldini erano arrivati a Marsala: il Piemonte e il Lombardo non erano più disponibili: il Lombardo, dopo essere arenato era stato recuperato e portato a Palermo, mentre il Piemonte era stato prima danneggiato dai borboni e, poi, trainato dalla nave Stromboli a Napoli.

Si rendeva necessario costituire una flotta, la soluzione più semplice era impadronirsi delle navi avversarie.
Il 9 luglio si era consegnata la pirofregata a ruote Veloce che Garibaldi ribattezzo Turckery in ricordo del Colonnello ungherese Tuckery che era morto eroicamente per la liberazione di Palermo.

La pirofregata venne armata con nuovi cannoni inglesi giunti da Genova:

  • 2 cannoni in ferro liscio Myllar con bomba da 60 libbre;
  • 4 cannoni-obici in ferro liscio Paixans con proietto da 30 libbre;
  • 4 obici da sbarco;
  • 8 pezzi da sbarco in bronzo liscio con proietto da 12 libbre.

Molti ufficiali della marina napoletana avevano disertato passando con i garibaldini, mentre i marinai e la truppa avevano scelto di restare con i borboni.
Fra gli ufficiali che avevano contatti con l’ammiraglio Persano che comandava la flotta sabauda c’era il capitano di vascello Giovanni Vacca che era stato destinato a comandare il pirovascello Monarca.
Questa era la più grande nave da guerra mai costruita in Italia, che era in porto a Castellammare per essere riconvertito in nave a vapore per la propulsione ad elica (prima in Italia).

Purtroppo la TucKery aveva la macchina guasta perché un cilindro era sfondato e quindi il movimento era garantito da una sola biella.

Il 12 agosto la Tuckery salpò da Palermo con circa 150 uomini fra i quali c’erano molti marinai genovesi. Il comando della nave era del Capitano di Corvetta Burone-Lercari e il comando dell’intera operazione fu assunta da Giuseppe Piola, segretario di Stato della marina siciliana. A Messina  salirono a bordo due compagnie di Bersaglieri comandate dal maggiore Cesatta. Il  piano di battaglia fu predisposto dal comandante Casalta d’Arnami che ordinò la costituzione di nove picchetti con compiti ben precisi sia per realizzare l’abbordaggio sia per la difesa in caso di fuoco nemico.

Intanto a Castellammare il capitano Vacca  il 13 ordinò di togliere le catene di ferro, in tal modo il Monarca  restava legato al molo da sole funi di canapa che potevano essere facilmente tagliate. Inoltre la nave venne ormeggiata con la prua verso l’uscita del porto.

Il Vacca lasciò il Monarca al suo vice Guglielmo Acton e si recò a Napoli per informare l’ammiraglio Persano.

Alla mezzanotte del 13 agosto il Tuckery entrò nel porto di Castellammare. Immediatamente ci si rese conto che il Monarca non era ormeggiato lungo la banchina come era previsto ma con la prua in fuori. Per cui l’abbordaggio avrebbe dovuto essere effettuato accostandolo di prua e non di fianco.

Quando il Tuckery inizio ad accostarsi i marinai del Monarca furono messi sull’avviso, allora il Piola cercò di guadagnare tempo chiedendo informazioni su un’altra nave napoletana la Maria Adelaide. In tal modo i Bersaglieri con le lance avrebbero avvicinato la nave nemica.

Purtroppo i napoletani riconobbero la Tuckery. Alcuni dicono che un ufficiale riconobbe la piro fregata Veloce, altri dicono che i marinai saliti sui pennoni videro gli uomini sul ponti pronti all’arrembaggio, altri dicono che una catena non era stata tolta e si rese necessario tentare di tagliarla, procurando il rumore che allarmò i napoletani.

Fatto sta che iniziò un fuoco intenso sia dal Monarca che dal molo contro i garibaldini.

Il Piola ordinò alle lance di rientrare e alle macchine di andare indietro per tentare l’arrembaggio di prora ma una lancia fu travolta dalla ruota. Morirono alcuni uomini. Il motore del Turchey all’improvviso si fermò ed essendosi fermata la biella sul punto morto per riavviarlo ci vollero circa 20 minuti.

Nel frattempo le batterie del Monarca e quelle del forte avevano iniziato a tirare a mitraglia contro il legno garibaldino. Appena si avviarono le macchine il Turckey prese il largo e ritornò a Palermo.

Fra i garibaldini ci furono 3 morti e  6 feriti, fra i napoletani 1 morto e 3 feriti.

Il capitano Vacca si rifugiò su una nave inglese.

L’attacco fallì ma ebbe il merito di mettere in allarme tutta la costa in quanto si pensava che altri attacchi simili avrebbero potuto essere lanciati a breve. Si creò un clima di timore che contribuì alla demoralizzazione dell’esercito borbonico, mentre i liberali di Napoli e i rivoluzionari riuscirono a trasformare l’insuccesso in una grande dimostrazione delle capacità e della imprevedibilità delle azioni di Garibaldi. Iniziò l’emigrazione della “gente onesta e pacifica” dalla città perché si diceva imminente l’apparizione a sorpresa del Generale.

Dalla Sicilia al continente ________ Lo sbarco dei garibaldini in Calabria

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