Lo sbarco dei garibaldini in Calabria

Lo sbarco in Calabria si presentava difficile a causa del pattugliamento dello stretto da parte delle molte navi della marina borbonica. Inoltre Garibaldi, che aveva più di ventimila uomini armati e motivati, non aveva a sua disposizione la flotta necessaria per una tale operazione.

Costituivano la flotta garibaldina piccole navi e grandi barconi. Le navi che erano servite per lo sbarco in Sicilia erano ormai inutilizzabili, poche le unità borboniche che si erano consegnate, fra esse la pirofregata a ruote “Veloce” ribattezzata “Tuckery” che fu riarmata  con nuovi cannoni giunti da Genova.

Il primo sbarco avvenne l’8 agosto a Cannitello a nord di Reggio Calabria. Il colonnello Missori, al cui comando erano circa 400 uomini, si imbarcò a Messina. Ma, a causa delle condizioni del mare, solo 150 volontari riuscirono a sbarcare. A questi primi garibaldini si unirono altri cento patriotti calabresi al comando di Agostino Plutino e Casimiro De Lieto. Il compito di Missori era quello di conquistare la fortezza di Altafiumara che con i suoi cannoni vigilava sullo stretto. Ma  l’operazione non riuscì perché i volontari divisi in due gruppi si imbatterono in pattuglie borboniche e si fece fuoco. Fallita la sorpresa il piano predisposto non era più realizzabile. Venuti a sapere che un battaglione di soldati dai forti vicini stava arrivando per il cambio della guardia, i garibaldini  dovettero rifugiarsi sull’Aspromonte.

La notte fra il 13 e il 14 agosto il “Tuckery” cercò di impadronirsi del “Monarca”, una potente nave da guerra borbonica, ancorata nel porto di Castellammare per essere riconvertita in nave a vapore con propulsione ad elica. Tentativo fallito perché l’equipaggio del Monarca messo sull’allarme mise in fuga la fregata garibaldina.

Altri sbarchi avvennero nei giorni successivi a Bianco e a Bovalino, mentre Missori, nel tentativo di  danneggiare la macchina del telegrafo visuale, a Bagnara si scontrava con 4 compagne borboniche  e, dopo aver subito gravi perdite, era costretto a battere in ritirata.

La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e le sue Camicie Rosse, a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, eludendo la sorveglianza borbonica sullo stretto di Messina salparono da Giardini Naxos per sbarcare sulle coste calabre a Melito di Porto Salvo.

Garibaldi con 1200 uomini era sul Franklin, mentre Bixio con altri 3000 uomini era sul Torino.

Le fregate borboniche Aquila e Fulminante incrociarono i due piroscafi. Ma avendo Garibaldi fatto issare la bandiera americana le fregate napoletane non fecero fuoco.

Il Torino, che si era arenato sulla spiaggia di Rumbòlo nella frazione Annà di Melito, venne avvistato solo dopo che aveva già sbarcato uomini e materiali. Il Torino arenato venne bombardato ma ormai era vuoto.

Ad accogliere Garibaldi a Mélito di Porto Salvo, fu il giudice Marco Centola, che era stato diversi anni in Lucania (a Pescopagano) e che da pochi mesi amministrava la giustizia nel comune calabrese.

Missori e i suoi dopo aver scavalcato gli Appennini arrivarono a San Lorenzo, dove furono accolti favorevolmente dalla popolazione e dal Sindaco Bruno Rossi che dichiarò la fine del Regno delle Due Sicilie e l’instaurazione della dittatura del Generale Garibaldi.

Il 20, avvertito dello sbarco a Melito, Missori e suoi si posero in marcia per ricongiungersi al Generale.

Il ricongiungimento avvenne all’ingresso della città di Reggio.

Il 21 agosto, Garibaldi conquistò Reggio.

Sempre il 21, tra Favazzina e Scilla, sbarcarono ottocento garibaldini, comandati da Enrico Cosenz.

Il 22, sul pianoro di Campo Piale, a monte di Villa San Giovanni, due Brigate dell’esercito borbonico, comandate dai generali Nicola Melendez e Fileno Briganti, cercarono di fermare l’avanzata dei garibaldini.

Ma al primo scontro, sotto l’impeto delle camice rosse, il I Reggimento si sbandò. Il generale Mendez, rimasto solo con il suo reparto  inferiore numericamente rispetto agli assalitori, accettò la battaglia ma, per il sopraggiungere della colonna di Cosenz nel timore dell’accerchiamento, diede l’ordine della ritirata.

I borboni accettarono la proposta di una tregua e si ritirarono verso Tropea.

Il 24, i Garibaldini occuparono i forti di Altafiumara e Torre Cavallo.

Il 25, il generale Briganti,  dopo aver trattato con Garibaldi il disimpegno definitivo delle truppe borboniche, fu trucidato nella piazza di Mileto da soldati sbandati appartenenti ad uno dei suoi reparto.

Garibaldi entrato nel Castello di Scilla, dalla rocca vi sventolò il tricolore.

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