Dal Corriere Lucano n.3 -28 Agosto 1860

Potenza, 28 Agosto 1860. L’armonia che domina in questa città, nonché in tutti i Comuni di questa Provincia, la maniera entusiastica con cui propagavasi la notizia della nostra Insurrezione, il crescere ognora più delle nostre forze ci mette nella posizione di poter affermare che nulla è per noi da temersi.

E siamo al caso di poter dichiarare che a meno di qualche paese ove pochi superstiti del partito reazionario Borbonico tentavano sbrigliare l’ultimo popolo sotto la maschera della divisione delle terre Demaniali, oggi a noi non giunge un lamento, se non fosse ancora qualcuno contro gli abusi del passato Governo.
Difatti non è dì che non vengano fuori novelle decretazioni dagli egregi sig. Mignogna ed Albini, Pro-Dittatori nostri, i quali han potuto colle  loro pratiche di prudenza sennata conciliare tutti gli elementi che pareva doversi fare una guerra a morte.
Eppure eglino li han saputo tutti accordare in un solo scopo; tutti gli animi fondere in un solo partito, quello cioè del governo di Vittorio Emmanuele e Garibaldi; ed oggi che vediamo entrare nelle funzioni di Direttori alle diverse branche della pubblica amministrazione uomini distintissimi per mente, per cuore ed indeclinato amor di patria, oggi possiam francamente assicurare che la macchina del Governo novello camminerà senza ostacoli al suo scopo.

E poiché l’obbligo di cronista c’impone il dovere di significare tutto quanto viensi succedendo nella nostra Città specialmente, passiamo a dir come, grazie alle cure ed allo zelo degli Architetti Ingegneri cittadini signori Giuseppe Pippa, Orazio Petroccelli e Gerardo Grippo, non che del bravo giovane cittadino signor Luigi Martorano, abbiam visto dar termine alla linea occidentale delle barricate da far rimanere colpiti di meraviglia.
E di ciò sia pur resa lode ai sig. Alianelli e Mango, i quali adoperando tutto il loro ascendente, e tutta la loro attività spiegando, con altri molti generosi massime Avvocati, che abbiam visti sommettersi a pesanti carichi di pietre e legnami, han tratto il popolo ai lavori di difesa senza che d’assai ne fosse rimasto l’erario gravato.

Domenica poi fu una vera festa per Potenza.
Scortate da un drappello della nostra cavalleria e dall’energico capitano sig. Pisanti giunsero diciotto carrette dell’approvigionamento, del vino, della polvere e dei fucili che appartenevano al 6° di linea, e che furono presi dai nostri, come dicemmo nel numero passato.
La popolazione vide passare tra i soliti evviva a Garibaldi ed a Vittorio Emmanuele il primo bottino; e quando le cure di che siamo gravati ci permetterà di far un saggio del vino che abbiam preso, non mancheremo di fare un brindisi alla salute della nostra Italia.

Ma quello che davvero spargeva fin dalle prime ore del mattino la gioia era l’arrivo degli Albanesi lucani.
Questi generosi figli di Skanderberg, dalle antiche guerresche tradizioni che rigorosamente trasmettono di generazione in generazione senza che gli usi moderni vengono ad affiacchire in essi il sentimento di nazionalità; questi rampolli di una nazione dispersa ma una, e che non ha potuto trovar migliore elemento per fondersi se non nel sangue latino, riuniti in un forte drappello di 150, preceduto dalla lor banda, e da un venerando lor Prete che portava la gloriosa bandiera Sabauda, entravano armati di tutto punto tra gli evviva.
Qui non possiamo fare a meno di rallegrarci col signor Agostino Scutari che li conduce, e siamo nel debito significar di quanta lode è meritevole per l’energia che spiega, rendendosi membro attivissimo della nostra Insurrezione.

Crederemmo poi di mancare ad un dovere sacrosanto di cittadini se in queste nostre colonne non spendessimo una parola sulla festa che questa popolazione faceva al ritornare, dopo una dodicenne e per quanto puossi immaginar terribile persecuzione, il chiarissimo sacerdote Emilio Maffei; un dì condannato a 25 anni di ferro, poscia a morte, e poscia mandato esule in America !
Chi potria la gioia significare dell’esule che ieri tornava a risalutare il bel cielo natio, scintillante del sole della libertà e fatto oggi mai spettacolo dell’intero continente Napolitano non che d’Italia ed Europa intera?
E la Provvidenza divina riserbava a questo altro martire della patria dopo tanto cumulo di sciagure il poter riabbracciare i fratelli, i congiunti, gli amici, e l’antica madre, cui oh quante volte mancò forse la speranza di stringersi tra le braccia il diletto figlio suo: sia che lontana e ferrea prigione involasse agli sguardi, sia che in remoti estranii lidi lo pensasse lontano ! Oh ! il dolore di un decennio, ed oh ! l’ineffabile gioia della signora Maffei al rivedere il figliuolo suo chi potria dirlo a parole ? Voglia il Cielo oggi riserbarla lungamente in vita, ed a dovizia rifarla dei passati affanni.

E qui ponendo termine a questa nostra cronaca, non tralasciamo di significar alle altre nostre Provincie ed ai nostri fratelli del Continente di proceder sempre con crescente slancio ed alacrità all’acquisto di quelle forze ed elementi morali che agir debbono nel gran ricupero dell’Unità ed Indipendenza d’Italia; persuasi una volta che più saranno veementi le insurrezioni nelle Provincie meno sarà la resistenza che presso Napoli, come corpo organico la cui vita va incentrandosi nel cuore, sarà per opporsi il governo Borbonico.

18 Agosto 1860 ______ Decreto istitutivo Scuole Agricoltura e Chimica

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