I sanguinosi incidenti del 29 aprile 1947

Potenza 29 Aprile 1947. La folla partecipante ad una manifestazione contadina tenta di occupare la Prefettura. Sfondato un portocino alcune decine di persone entrano nella Prefettura. La polizia apre il fuoco sparando in alto. La folla fugge. Vengono sparati altri colpi di arma da fuoco che uccidono uno studente liceale e feriscono 14 dimostranti.

ASSEMBLEA COSTITUENTE

CLIV.
SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MERCOLEDÌ 18 GIUGNO 1947
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CONTI

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca: Interrogazioni. Le prime quattro, riguardano il medesimo argomento e possono essere svolte congiuntamente:

Fioritto, Lopardi, Mancini, al Ministro dell’interno, « sugli incidenti avvenuti il 29 aprile a Potenza durante una manifestazione di contadini, nella quale la forza pubblica, facendo uso delle armi, provocava la morte di un cittadino e il ferimento di altri »;

Reale Vito, al Ministro dell’interno, « per sapere il modo con cui è stata preparata e si è svolta la dimostrazione dei contadini il 29 aprile in Piazza Prefettura in Potenza; se conosce i paesi di provenienza dei dimostranti, le cause che hanno determinato la manifestazione, il contegno della polizia in tale circostanza »;
Pignatari, Canevari, Zanardi, Rossi Paolo, Morini, Carboni, Gullo Rocco, Paris, al Ministro dell’interno, «sui sanguinosi incidenti avvenuti a Potenza il 29 aprile 1947, durante i quali fu fatto fuoco sulla folla provocando la morte di due cittadini ed il ferimento di altri quattordici. E per sapere se siano state accertate le cause della sommossa, se ne siano stati individuati i fomentatori e se siano state acclarate le responsabilità dell’eccidio »;
Zotta, Colombo Emilio, al Ministro dell’interno, « sul grave e sanguinoso incidente del 29 aprile a Potenza, che ha causato la morte di due cittadini e il ferimento di altri quattordici, per sapere se siano stati individuati i provocatori della sommossa e i responsabili dell’eccidio ».
L’onorevole Sottosegretario di Stato per l’interno ha facoltà di rispondere.

MARAZZA, Sottosegretario di Stato per l’interno. Immediatamente dopo i luttuosi avvenimenti ai quali si riferiscono le interrogazioni, il Ministero ha inviato sul posto un Ispettore generale, dalla cui diligente inchiesta è risultato quanto segue:
Nella zona serpeggiava da tempo un grave malcontento causato dall’obbligo di consegnare agli ammassi i residui di grano e in genere, da tutti i vincoli posti all’agricoltura.
La sera del 28 di aprile si sparse la notizia che, il mattino del giorno successivo, coltivatori della zona sarebbero discesi in paese per una dimostrazione. Devo, a questo proposito, dire che la zona di Potenza è considerata una delle più tranquille, in quanto la popolazione è ritenuta una delle meno turbolenti. In effetti, questo, è il primo caso luttuoso, di questo genere, che si è verificato a Potenza e in provincia, dall’unità d’Italia in poi.
Interpellate, da parte della Prefettura, le organizzazioni sindacali e le direzioni dei partiti, le une e le altre hanno escluso che, da
parte loro, fosse stata organizzata tale dimostrazione. Soprattutto energiche le dichiarazioni del Segretario della Federterra. Con tutto ciò, le autorità hanno predisposto un servizio di protezione alle sedi dell’U.P.S.E.A.1 e dell’U. C. E. A.2, che venne ritenuto sufficiente.
Il mattino la notizia fu confermata; si seppe che, da alcuni centri della provincia, stavano marciando verso la città di Potenza gruppi di contadini. Erano armati di randelli, di attrezzi da lavoro, di roncole, e il loro atteggiamento era minaccioso. Questi gruppi andavano ingrossando lungo la strada, sia per il convergere di parecchi di essi, sia perché quanti venivano incontrati, erano costretti ad unirsi ai gruppi.
Avvertita la Prefettura, essa mandò incontro a quei contadini uno dei funzionari più benvoluti della zona, nella speranza che riuscisse a distoglierli da qualsiasi intenzione meno che pacifica. Purtroppo il funzionario non ottenne lo scopo che si proponeva, e non potè che accompagnarsi a questi gruppi di contadini nella marcia verso la città.
Intanto, però, nella città erano state raccolte le poche forze di polizia disponibili che erano state messe a disposizione degli uffici della Prefettura.
Quando i contadini arrivarono sulla piazza della Prefettura, il loro numero poteva valutarsi intorno ad un migliaio. Il loro atteggiamento era minacciosissimo: le urla, i fischi, e soprattutto i gesti, mostrarono che la situazione era molto grave. Gli agenti di pubblica sicurezza si sentirono subito in numero insufficiente per resistere e per mantenere l’ordine. Furono chiamati sul posto tutti gli agenti di cui era possibile disporre in quel momento, ma con tutto ciò la forza pubblica era rappresentata da una sessantina di elementi e non più; infine fu chiuso anche il portone della Prefettura. Gli agenti si erano disposti fuori, naturalmente, a protezione.
Crescendo le minacce e le urla, non in tendendosi bene neanche che cosa la folla richiedesse, riusciti vani i tentativi dei rappresentanti dei partiti e delle organizzazioni sindacali di ottenere la calma per discutere tranquillamente quelli che potevano essere gli argomenti della manifestazione, si cercò di organizzare una commissione la quale potesse parlare direttamente col Prefetto e con gli altri. dirigenti e cercare di risolvere amichevolmente la cosa.
La commissione risultò di una quindicina di persone, fra le quali si insinuò uno dei violenti più conosciuti della zona, che venne successivamente trovato armato di pistola con cartuccia in canna e col cane alzato.
Naturalmente nessuna discussione fu possibile. Le richieste trascendevano quelle che potevano essere le possibilità delle autorità locali: si voleva l’abolizione degli ammassi, la libertà di macinazione, l’abolizione di tutti i vincoli posti all’agricoltura.
Intanto che la commissione discuteva nel gabinetto del Prefetto, la folla, anziché placarsi, continuava a tumultuare. Ed anche gli interventi conciliativi di alcuni elementi di questa commissione riuscirono compietamente vani. Avvenne che ad un certo punto, ad iniziativa di non si sa chi, la folla cominciò ad esercitare una violenta pressione contro il portone della Prefettura. Fatto sta che gli agenti posti a difesa del medesimo credettero opportuno di rientrare, mantenendo però aperto il portoncino di uno dei battenti, attraverso cui pensavano di poter controllare la situazione. Viceversa, la folla agì a catapulta contro il portone cercando di demolirlo con tutti gli strumenti di cui era in possesso. Un giovane, arrampicatosi, abbattè i cristalli della lunetta sovrastante il portone. I cristalli caddero sugli agenti della forza pubblica che erano collocati a difesa nell’interno, e che rimasero anche leggermente feriti. Infine, la folla riusciva a penetrare attraverso il portoncino che inutilmente dall’interno si era tentato di mantenere chiuso, e che era stato scardinato. Fatto sta che, ad un certo momento, una settantina di facinorosi, seguiti poi da una parte di dimostranti, penetrava nella prefettura e tentava di raggiungere le scale della medesima, per salire minacciosissima negli uffici del Prefetto. Naturalmente gli agenti tentarono di resistere quanto più poterono, ma ad un certo momento furono travolti. Avvenne così – ed io riferisco esattamente quello che risulta al Ministero, attraverso questa diligente relazione dell’ispettore generale colà inviato – che alcuni di essi, senza ordine ricevuto, sparassero con le armi di cui erano muniti.
I colpi sembra – dico sembra in quanto non ho visto, ma ci credo – siano stati sparati in alto: confermerebbe questo il fatto che i feriti che si sono trovati in quel luogo furono feriti tutti da proiettili di rimbalzo. Lo dimostra anche il fatto che i fori del portone, le tracce lasciate sul soffitto dell’atrio, ecc., sono tutti ad una altezza tale che sembra escludere che i colpi siano stati diretti contro la lolla. Questo servi a sbandare gli assalitori, i quali si ritirarono.
All’esterno intanto veniva tentata la scalata alla facciata del palazzo. Un agente che si trovava nel gabinetto del prefetto, presentandosi alla finestra, esplodeva anche lì quattro colpi in aria. Devo aggiungere, però, che nel corso di questo tumulto si sentirono altri colpi di cui non si potè precisare la provenienza. Quando, finalmente, la folla fu respinta, ed una certa calma riuscì a stabilirsi, purtroppo furono raccolti 14 feriti, due dei quali poco dopo morirono all’ospedale. Uno di costoro, un giovane studente di venti anni, non faceva nemmeno parte della folla dei manifestanti; anzi risulta che, trovatosi nella piazza, aveva cercato di uscirne, ma non vi era riuscito perché i dimostranti avevano bloccato tutte le uscite.
Il fatto è stato naturalmente dolorosissimo, particolarmente grave, anche perché, nonostante tutto quello che ho descritto, la folla non si calmò e si ebbero successivamente altri ritorni offensivi, ma senza importanza; tanto che ad un certo punto, finalmente, i rappresentanti dei partiti e delle organizzazioni sindacali, che fino a quel momento erano stati minacciati – (la folla urlava che non voleva più saperne di Camera del lavoro, di Federterra, di partiti, ecc.) – furono ascoltati; ed i dimostranti si lasciarono persuadere a recarsi alla Camera del lavoro, dove il Segretario della Federterra, che già aveva concorso con gli agenti alla difesa del palazzo, arringava i dimostranti e li persuadeva a tornarsene alle loro case.
Così questa manifestazione, che aveva avuto inizio verso le dieci del mattino, si concludeva, nel modo che ho detto, verso le tredici del pomeriggio.
Devo dire che il Procuratore della Repubblica aveva assistitp a tutti gli avvenimenti dalle finestre dei propri uffici.
Naturalmente l’autorità giudiziaria ha immediatamente aperto una istruttoria.
I partiti hanno sconfessato la manifestazione, pubblicando manifesti, e altrettanto hanno fatto le organizzazioni sindacali. Si tratta ora di scoprire i promotori. Furono arrestati da principio otto, poi undici persone, che si trovano tuttora in stato di arresto. A piede libero furono imputate altre 33 persone (almeno così a me risulta da una comunicazione di ieri); infine 265 fra i dimostranti, che sono stati riconosciuti, sono stati pure denunciati. Degli arrestati, 9 sono considerati promotori della manifestazione, due sono imputati di violenza. Dei 9 promotori in istato d’arresto, 3 sono capizona della Federterra; altri 7 capizona sono fra gli imputati a piede libero. Costoro, a detta del Segretario della Federterra, avrebbero tutti agito compietamente di propria iniziativa, all’insaputa della organizzazione centrale.
Quanto al comportamento dell’autorità, e in modo particolare della polizia, esso è stato, dall’inchiesta che ho riferito, riconosciuto perfettamente adeguato alla gravità delle circostanze. Se la polizia non si fosse comportata nel modo che ho detto, gli assalitori avrebbero certo avuto ragione di essa, avrebbero invaso i locali della Prefettura, li avrebbero distrutti, avrebbero certamente, eccitati come erano, arrecato gravi violenze alle persone. Con tutta probabilità ne sarebbero derivati altri conflitti e i danni sarebbero stati certamente più gravi.
L’autorità giudiziaria, da parte sua, ha concluso, almeno fino a questo momento, in conformità e contro gli agenti della polizia non è stato proceduto. Devo però dichiarare che l’istruttoria è ancora in corso e che, da parte di chi la conduce, non si ritengono ancora esaurite le indagini circa i responsa­bili della manifestazione e dell’eccidio.
Ho accennato, nel corso della mia esposizione, a colpi che si sono sentiti all’esterno della Prefettura e che non si sono potuti individuare. Devo aggiungere che si è ritenuto anche alcuni dei manifestanti fossero in possesso di armi. Non voglio dichiarare in modo preciso che i colpi siano partiti da loro, però credo di poter escludere con certezza assoluta che anche questi colpi siano partiti da agenti dell’ordine pubblico.

PRESIDENTE. L’onorevole Pignatari ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

PIGNATARI. Non posso dichiararmi sodisfatto delle dichiarazioni dell’onorevole Sottosegretario all’interno, principalmente per quello che si riferisce alle responsabilità dell’eccidio e per le notizie che ha fornito circa l’emissione di mandati di cattura contro numerosi contadini, che si vogliono far passare come i promotori e gli organizzatori della manifestazione, mentre i veri organizzatori non si sono potuti o non si sono voluti trovare.
Vi era indubbiamente un grave malcontento tra la classe rurale del potentino, acuito da un provvedimento preso dall’Alto commissariato per l’alimentazione, col quale si disponeva che, senza alcuna discriminazione, tutti i rurali avrebbero dovuto conferire le quote di grano trattenute per i bisogni familiari per un’intera mensilità.
Ora bisogna tener presente che, nell’agro di Potenza, la principale, se non l’unica cultura, è quella granaria, e che i nostri contadini vivono in condizioni miserrime, onde non è una frase fatta l’affermare che molti di essi, la grande maggioranza, vivono di solo pane. Data l’altitudine della zona (il grano si coltiva fra gli 800-1000 metri) la trebbiatura avviene molto tardi, nell’agosto avanzato. Quando si è preso questo provvedimento, col quale si obbligavano i contadini a versare l’intera quota di un mese e per di più si davano disposizioni ai molini di non molire il grano, se non a coloro che avessero dimostrato di aver versato la quota richiesta, è sorto naturalmente un profondo malcontento, del quale, per fini economici o per fini politici, indubbiamente qualcuno ha voluto approfittare. Ma non si vada alla ricerca degli organizzatori fra i capi zona della Federterra, non si vada alla ricerca dei sobillatori fra i contadini, i quali hanno partecipato alla manifestazione sol perché, nell’urgenza dei lavori agricoli, temevano di rimanere privi di farina e privi di pane. Gli organizzatori non sono lì ! Cercateli altrove e, se sarete animati da onesti propositi, indubbiamente li troverete ! La stessa Questura di Potenza e lo stesso Ispettore mandato dal Ministero debbono aver accertato che vi è stato chi ha girato a cavallo nei’ giorni precedenti, per le masserie dell’agro di Potenza e dei paesi limitrofi, per preparare questa manifestazione, che si è svolta fino ad un certo punto così come l’onorevole Sotto-segretario ci ha riferito. Ma l’inchiesta è stata vana, perché i due obiettivi principali, accertare cioè chi fossero stati i  sobillatóri ed individuare i responsabili dell’inutile eccidio, non sono stati raggiunti.
Io    stesso posso testimoniare come si sono svolti i fatti, perché sono accorso subito dopo gli spari ed ho contribuito a calmare la folla, a condurla alla Camera del lavoro ed a raccogliere i feriti, che si trovavano a non meno di 40 metri dal .portone della Prefettura, mentre altri erano ad una distanza anche maggiore. Nessuno è stato colpito nei pressi del Palazzo della Prefettura. Quando la forza pubblica ha sparato in aria nell’interno del Palazzo, ha fatto bene.- Ma posso assicurare l’onorevole Sottosegretario che, dopo questa scarica in aria, la folla è scappata. Subito dopo si è avuta una sventagliata di mitra, che ha provocato 2 morti e 14 feriti. Non si venga a dire che i colpi sono partiti dalla folla. Noi dobbiamo respingere con sdegno questa versione, che è un travisamento della verità allo scopo di salvare i responsabili dell’eccidio !
Si abbia il coraggio di riconoscere che si è sparato senza alcuna necessità contro la folla che, dopo i colpi sparati in aria, si era data alla fuga e, in conseguenza, si colpisca severamente chi, forse per sola brutale malvagità, ha, con la inutile strage, gettato seme di fermento e di rancore in una laboriosa popolazione, che, come ha riconosciuto l’onorevole Sottosegretario, è stato sempre tranquilla, pacifica e paziente.
Ciò è provatò dal fatto che i feriti furono colpiti a distanza notevole dal portone della Prefettura, e questo perché, subito dopo i primi colpi sparati in aria, la folla si era allontanata. Gli agenti hanno sparato in un primo momento, pur senza averne l’ordine, nell’interno del palazzo, ma anche alle finestre, come ha riconosciuto lo stesso onorevole Sottosegretario. Ora, quando si tenga presente che lo studente; colpito alla testa ed ucciso, si trovava a quaranta metri di distanza dal palazzo della Prefettura, mentre altri che si trovavano a circa cento metri, sono stati colpiti alle gambe, si ha la prova che la traiettoria dei colpi è stata dall’alto in basso e che i colpi sono indubbiamente venuti dai piani superiori del palazzo della Prefettura. Ma, mentre non si scoprono gli autori della strage e non si individuano i sobillatori della sommossa, si arrestano undici disgraziati padri di famiglia e non si concede loro nemmeno la libertà provvisoria. Eppure non vi era stato un solo agente ferito, né alcun tentativo di incendio, ma solo pochi vetri rotti, mentre due morti e quattordici feriti tra la folla stanno a testimoniare la ferocia della reazione e l’inutilità della strage. Ma il Mezzogiorno d’Italia non è una colonia. Certi ingiusti provvedimenti di rigore contro contadini innocenti, non debbono essere presi. Bisogna venire incontro a quésta umile gente, intervenuta alla manifestazione sol perché spintavi ed eccitata per oscuri moventi da coloro che son rimasti nell’ombra, bisogna dimostrare, generosità verso i contadini del Mezzogiorno che sono e devono essere una delle forze più salde della Repubblica. (Applausi a sinistra).

PRESIDENTE. L’onorevole Zotta, – ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

ZOTTA. Comincio col dire che sono sodisfatto delle dichiarazioni del Sottosegretario. Soltanto vorrei pregare l’onorevole Sottosegretario di dare disposizioni perché non si desista dalle ulteriori indagini, in quanto, in questo fatto, si impone soprattutto un’opera sottile, delicata di investigazione. E fermo la mia attenzione soltanto sulla ragione che ha determinata la sommossa. L’onorevole Sottosegretario diceva dianzi che Potenza è tra i paesi più tranquilli; diceva che non vi sono precedenti di eventi turbolenti. Ebbene questo fatto deve invitare a riflettere.
Io    conosco a fondo l’anima del popolo lucano, particolarmente dei contadini sparsi per ,le campagne nei dintorni di Potenza, che hanno partecipato alla sommossa e so bene che essi non sono usi ad atti di sedizione e di violenza e che obbediscono ad un’intima, disciplina morale, prima che giuridica, e quindi, non so trovare un motivo plausibile che dia ragione di questa sommossa, la quale doveva terminare in maniera così tragica.
In effetti, non vi è stato precedente, di fatti analoghi, né prima, né dopo questa guerra; eppure, Potenza è fra le città più duramente colpite dalla guerra. Pochi sanno forse che, solo per bombardamenti, questa città, che conta 25 mila abitanti, ha perduto 1500 uomini, ed ha avuto la distruzione della quarta parte dell’abitato.
In questa zona, le condizioni sono miseri e l’agricoltura, unica risorsa, è praticata in terreni aspri, infecondi, come diceva esattamente l’onorevole Pignatari testé, ad una. altitudine superiore ai sette-ottocento metri.
La sommossa fu determinata dal motivo degli ammassi ? Mai più. Se si constata la statistica dei conferimenti agli ammassi, in tutti gli anni, si ha da osservare che Potenza è fra le prime città in questo periodo di doverosa e generosa solidarietà nazionale. Ed allora, se una sommossa vi è stata – si noti, in una popolazione sparsa per la campagna, in un raggio di 60-70 chilometri, fra paesi senza vie di comunicazioni – e se si sono viste persone a cavallo, come diceva l’onorevole Pignatari, che hanno girato di masseria in masseria, allora bisogna assolutamente ritenere che vi sia stato un piano studiato da abili sobillatori i quali, sfruttando le particolari condizioni di miseria di questa povera gente, l’hanno aizzata fino al furore, non fosse che con la prospettiva di travolgere questa pacifica popolazione nel gorgo comune della indisciplina e del disordine.
Ecco la preghiera che intendo rivolgere
ed ho finito – all’onorevole Sottosegretario. Bisogna continuare l’indagine, bisogna ricercare questi professionali sobillatori e fomentatori, perché non si trovano le cause psicologiche che  possano spiegare una sommossa in Lucania, né per ragioni subiettive, né per ragioni obiettive.. Questi elementi turbolenti, bisogna rintracciarli, forse nella Lucania, stessa, se si vuole assicurare veramente la pace e la tranquillità al nostro Paese. {Applausi). –

MARAZZA, Sottosegretario di Stato all’interno. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAZZA, Sottosegretario di Stato per l’interno. .Vorrei aggiungere, una sola cosa alla mia esposizione di poco fa, in relazione all’ultima dichiarazione dell’onorevole Pignatari. È’ stata immediatamente fatta, in, un modo più diligente, l’ispezione alle armi, ed è stato constatato che i colpi compressivamente sparati dalla forza pubblica, in quell’occasione, furono ventisette. Devo.escludere, in modo assoluto, che vi sia stata alcuna raffica di mitra, perché i mitra, manco a farlo apposta, in quella occasione, si sono inceppati.
Quanto poi all’invito che ho ricevuto dall’una. e dall’altra parte, devo dire che il Ministero dell’interno ha fatto e farà tutto il possibile perché, con la collaborazione degli organi a sua disposizione, sia fatta definitivamente la luce su questi avvenimenti. Ad ogni modo, l’inchiesta è oggi deferita all’autorità giudiziaria.
L’onorevole Pignatari ha affermato – e mi è dispiaciuto – che i colpevoli, gli organizzatori, non si sono potuti o voluti trovare. Su questo « voluti », io mi fermo per escluderlo in modo assoluto ed anche per protestare, rnolto amichevolmente, ma anche molto energicamente. (Approvazioni- al centro).

PRESIDENTE. L’onorevole Reale Vito ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto.

REALE VITO. Sono spiacente di essere arrivato in ritardo e di ignorare quindi il contenuto della risposta dell’onorevole Sottosegretario di Stato per l’interno. Mi preme di chiarire un punto, su cui mi pare, che la discussione si è già svolta: di accertare cioè il modo come le manifestazioni si sono svolte, perché ogni organizzatore che prepari unamanifestazione del genere, ha il dovere di dirigerla e di conoscere esattamente le finalità che la manifestazione stessa si propone; per poter contemperare le richieste e sapere come le. cose si svolgono.
Per quanto si riferisce alla responsabilità della pubblica sicurezza, mi sembra che, per lo meno, si è agito un po’ confusamente. È’ necessario accertare se la pubblica sicurezza abbia effettivamente agito per un pericolo evidente o semplicemente per un pericolo immaginario. Le ultime parole dell’onorevole Sottosegretario di Stato ci danno, comunque, affidamento che la verità sarà accertata.

Note

1. Gli Uffici provinciali statistico economici dell’agricoltura erano gli uffici periferici dell’Ufficio nazionale statistico-economico dell’agricoltura (U.N.S.E.A.), istituito con D. Lgs. Lt. 85, 26 aprile 1945, alle dipendenze del Ministero dell’agricoltura e delle foreste, con il compito di rilevare e segnalare dati statistici ed economici che interessavano la produzione agricola, di raccogliere e controllare le denunce di produzione agricola e di organizzare le consegne di prodotti sottoposti ad ammasso e vincolo. Gli Uffici provinciali erano gli uffici esecutivi, che operavano sotto il controllo degli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura. L’organizzazione periferica era completata, dove necessario, da Uffici di zona alle dipendenze degli Uffici provinciali, con giurisdizione su uno o più comuni. Uffici comunali statistico­economici dell’agricoltura (U.C.S.E.A.) erano attivi nella provincia. Gli U.P.S.E.A. ereditarono le funzioni dei Consorzi agrari e dei vari Enti Economici, – riuniti, con L. 566, 18 maggio 1942, in un’unica associazione, 1’A.N.E.E.A. – soppressi con D.L. 579, G.U. 223, 13 settembre 1944, che istituiva l’Ufficio nazionale servizi dell’agricoltura, articolato in uffici provinciali e comunali. L’U.N.S.EA. fu soppresso con L. 64, 22 febbraio 1951.

2. Ufficio Centrale di Ecologia Agraria.

25 Aprile 1945 _____________ Lucania espressione geografica ma non politica

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