Il debito sovrano italiano dal 1848 al 1871. Il debito dell’Europa di oggi.

La ricercatrice Stéfhanie Collet  dell’Université Libre di Bruxelles ha pubblicato un suo lavoro, L’Italia unita? Debito sovrano e lo scetticismo degli investitori, che rappresenta il primo studio scientificamente valido sugli effetti in campo economico-monetario dell’unificazione di paesi diversi.

La ricerca utilizza un’ampia serie di dati raccolti nelle piazze finanziare più importanti dell’epoca riferiti ad un periodo adeguatamente ampio di tempo: dal 1848 al 1871.
La stessa ricercatrice osserva che stranamente fino ad oggi un fenomeno di tale importanza non è stato analizzato pur avendo un chiaro interesse per il raffronto con le prospettive legate all’unità politica europea.
I casi studiati sono riferiti a situazioni limitate per il numero dei soggetti coinvolti. Due sono gli studi conosciuti: entrambi interessano gli Stati Uniti d’America e riguardano le annessioni, in tempi diversi, del Texas e dell’Hawaii.
Mentre l’unificazione europea coinvolge molti più stati aventi lingue diverse ed economie diverse.
Il Risorgimento italiano, realizzatosi in un ampio lasso di tempo, coinvolse sette Entità (stati) diverse per lingua, per organizzazione politico-amministrativa ed economica.
La Germania di allora era, sicuramente, il Regno delle Due Sicilie, forte sul piano industriale con aziende manifatturiere e un’agricoltura in grado di esportare il proprio prodotto, dotata già di una prima rete infrastrutturale moderna, 128 chilometri di ferrovia ed altrettanti in costruzione.
La flotta mercantile  napoletana era adeguatamente aggiornata e dimensionata ai traffici. I cantieri famosi per capacità tecnica e professionale da Gaeta, a Napoli, a Palermo e a Messina. Castellammare di Stabia era dotato del primo bacino di carenaggio italiano con impianti nel sito che ne facevano la prima area industriale per la marina sia mercantile che militare.
Il processo di unificazione italiana, ricordato come Risorgimento, si svolse dal 1848 al 1870, richiese tre guerre d’indipendenza.
L’Italia del 1848 era divisa in sette stati gran parte sotto l’influenza diretta dell’Impero asburgico. Dopo la sconfitta di Napoleone il Regno di Sardegna era stato affidato alla casa Savoia, lo Stato Pontificio al Papa, il Regno delle Due Sicilie alla dinastia borbonica, i Ducati (Parma, Modena e Toscana) a monarchi e il Lombardo-Veneto direttamente all’Austria.
La ricerca analizza l’andamento del debito sovrano, cioè esamina il corso dei bond emessi dai quattro stati principali esistenti prima dell’unità italiana: il Regno di Sardegna, il Lombardo-Veneto, lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.
Le emissioni più ambite dai mercati di Parigi ed Anversa saranno, in tutto il periodo dal 1848 al 1862, ma anche fino al 1871, i Neapolitan Bond (i Titoli emessi da Napoli). Le motivazioni sono legate appunto alla forza economica del Regno delle Due Sicilie. Napoli era la città più importante d’Italia. Il debito sovrano napoletano nel 1859  era pari al 16,57% del Prodotto Interno Lordo (PIL), la popolazione del Regno era tale che il rapporto debito/popolazione fosse molto basso. Situazione che si capovolge quando si guarda ai dati del Piemonte: il 73,86% del debito sul PIL e un rapporto debito/popolazione pesante. Ogni cittadino del Regno di Napoli ha un debito di 59,03 lire, ogni piemontese ha un debito di 261,86 lire.
Lo studio della ricercatrice permette di individuare nel tempo i cosiddetti punti di rottura, cioè momenti in cui particolari eventi influenzano il corso dei tassi d’interesse sul debito sovrano degli stati italiani. Ad esempio la sconfitta di Novara, l’alleanza del Piemonte con Francia ed Inghilterra, il matrimonio della figlia di Vittorio Emanuele con il principe Napoleone cugino dell’imperatore francese.
Con l’unificazione i tassi dei bond aumentarono indistintamente per tutte le emissioni pre-italiane. Non tutti i titoli furono convertiti dai loro possessori alla data prevista del 1° gennaio 1865.
Nasceva così il debito sovrano italiano come somma dei debiti pregressi dei sette stati preunitari. I bond precedenti trovarono ancora quotazione nei mercati internazionali a dimostrazione che gli investitori non avevano ancora fiducia nell’unità d’Italia.
La situazione cambiò definitivamente dopo l’annessione del Veneto e, soprattutto con Roma capitale del Regno.
Negli anni dal 1861 al 1871 gli interessi furono molto elevati per i bond del debito sovrano unificato, presentando sbalzi anche superiori al 14% in occasione della terza guerra d’indipendenza, calando gradualmente fino all’8,90% nel 1870.
Mentre nel 1861 per i propri bond le Due Sicilie pagavano un interesse del 4,30%, nel 1871 il debito italiano garantiva agli investitori il 7,30%.
La Collet trae le seguenti considerazioni: “Siamo in grado di tracciare un confronto tra Napoli e la Germania. Simile a Napoli nel tempo prima dell’integrazione del debito sovrano, la Germania è l’economia più forte della zona euro e vanta i più bassi costi di indebitamento sovrano. Napoli registrò un forte aumento del costo del denaro poco prima dell’integrazione del debito. Nello studio del caso italiano, il forte incremento registrato dalle obbligazioni a basso rendimento tende ad evidenziare un aumento del premio per il rischio. Data l’attuale crisi del debito sovrano, un aumento del premio per il rischio finirebbe per aggravare la crisi piuttosto che risolverla. Ciò significa che la Germania avrebbe perso il proprio giudizio ‘buono’ se tali obbligazioni fossero state introdotte.
E ancora: “ A quel tempo, i tassi  di Napoli avevano un miglior rating rispetto agli altri debiti sovrani, per l’importanza della città.
Infine la ricercatrice segnala quanto sia importante sollevare la questione della tassazione, per creare una fiscalità comune e il controllo della finanza. Come avvenne in Italia dopo l’annessione di Roma, la comparsa di un singolo Bond garantito dall’Europa sarebbe facilitata dalla convergenza fiscale e finanziaria tra le economie della zona euro.

Porta Pia ______________ La ferrovia Romagnano-Taranto

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