La ferrovia Romagnano-Taranto

Strada ferrata — Il Basento, e per esso i paesi della sua valle, è il fortunatissimo fra i nostri fiumi, avendo sulle sue sponde gran parte della strada ferrata che divide in due parti, quasi uguali, la nostra Provincia, e la solca dall’un capo all’altro nella direzione di maestro a quella di scirocco. La ferrovia si distacca da quella litoranea dell’Ionio alla stazione di Metaponto, viene a Potenza, e di qua va a Napoli per Eboli e Salerno. Questa è una delle più importanti arterie ferroviarie italiane, di grande interesse strategico e commerciale, unendo tra loro quattro Provincie e mettendo in comunicazione direttissima Napoli e Taranto, Napoli colla Calabria e la Sicilia. Da Metaponto a Potenza misura la estensione di chilometri 107,119 che sono costati l’ingente somma di circa 40 milioni (propriamente 39,895,315:51).

Parliamo particolarmente di questi tronchi.

1. Metaponto — Stazione di Pisticci. La ferrata in prima batte la sinistra e poi la destra sponda del Basento: la principale opera di arte è il ponte su di questo fiume; ed in questo tronco il fiume cammina incassato fra due alte sponde che lasciano alle acque una sezione di circa 95 metri, la quale in occasione di piena viene intieramente ricoverta di acqua che raggiunge l’altezza di metri 4, 50 sul livello delle magre ordinarie.

2. Tronco, Pisticci-Ferrandina. La ferrata continua a battere la destra del Basento. Ha un viadotto sul Velia di costruzione mista, con travata in ferro, della lunghezza di metri 146,52, diviso in cinque luci dell’altezza media di 18 metri. Le ripe del Basento sono identiche a quelle da Metaponto a Pisticci.

3. Tronco, Ferrandina-Grassano. La ferrovia si gitta nell’alveo del Basento e lo risale in direzione longitudinale. Le principali opere di arte sono i muraglioni di difesa al fiume della complessiva lunghezza di 8 chilometri. In questo tronco vi sono due stazioni quella di Grottole e quella di Grassano: ambo impropriamente così denominate, poiché i paesi sono siti in alto sulla sinistra del Basento e ben discosti da esso, e le stazioni sono alla parte opposta.

4. Tronco Grassano-Trivigno1. Difficoltà di ogni maniera, frane, monti e burroni oppose la natura alla costruzione di questo tronco: la scienza umana per superarle ha attuato con ingenti spese moltissime opere di arte. Questo tronco ha quattro passaggi sul Basento, sei viadotti, e nove gallerie.

I passaggi sul Basento sono formati da ponti di mista costruzione: le luci hanno le corde da 26 a 30 metri.

I viadotti sono costruiti in muratura. Tre sono i principali: quello sulla frana di San Domenico di 252 metri di lunghezza a diverse luci di varia dimensione; quello sul torrente Canna di 182 metri di lunghezza, dell’altezza di 32 a doppio ordine di arcate; e l’altro sul Vallone di Chiaromonte, lungo 150 metri circa. I viadotti di minore importanza sono: uno sullo Scaracella di tre arcate della corda di 10 metri circa ed alto 17; altro sul burrone della Mandria in Cognato di tre arcate di 10 metri; ed un altro sullo Scannacapra simile al precedente.

Gallerie — Le nove Gallerie danno la lunghezza complessiva di circa 5200 metri. Le principali sono; la galleria del Carvotto a Cognato, contro Campomaggiore della lunghezza di 1850 metri; quella dello Stretto di Albano lunga metri 1500 circa; del colle Cella di 860 metri2 tra il primo passaggio del Basento ed il ponte della Vecchia; galleria Canna o S. Domenico dopo il torrente Canna di 550 metri di lunghezza; quella di Chiaromonte del pari di metri 550; e poi le altre quattro gallerie, Sodo, Molinari, del Fattore e Chiappara di poca importanza.

Oltre di queste opere colossali di arte, sono occorsi lavori in muratura di sostegno lungo il letto del Basento e specialmente prima e dopo il ponte della Vecchia e verso lo stretto di Albano; nonché opere di fognatura per arrestare le frane.

Tutte queste difficoltà, tutti questi lavori hanno portato il costo di questo tronco ad una cifra elevatissima; e molto tempo è occorso per la sua costruzione.

Le stazioni e fermate sono: fermata di Calciano sulla sponda destra del Basento, dalla medesima parte ove è sita questa borgata; stazione di Campomaggiore sulla sinistra del fiume, dopo il primo passaggio, dalla stessa banda ove si rattrova il paese; fermata di Albano, sulla riva sinistra del Basento prospiciente alla Camastra e poco dopo la galleria Molinari, dalla medesima parte ove ben in alto è situato il paese: stazione di Trivigno in sponda destra, dall’istesso lato ove si trova il paese.

5. Tronco, Trivigno-Potenza. Anche questo tronco poggia su suolo difficile e mal fermo e richiese molte opere di arte.

Il Basento è accavallato dalla ferrata tra Brindisi e Trivigno in vicinanza del Molino Serra del Ponte con una sola arcata di 25 metri; e la Tiera con un ponte di tre archi di 10 metri ciascuno.

Vi sono due gallerie: quella delle vigne sotto Vaglio di metri 150 circa; e l’altra verso Potenza detta del Calabrese di metri 192.

Sono occorse mura di sostegno al Basento, nella costa di rimpetto a Brindisi per una lunghezza complessiva di un chilometro e mezzo, ed un altro muraglione appena fuori la stazione di Trivigno pure di difesa al Basento.

Il Basento istesso subisce una deviazione precedente il ponte.

Abbastanti difficoltà si sono incontrate sotto Vaglio nel superare una profonda e lunga frana, che due anni dietro mosse dalle falde di un colle vicino Vaglio3.

Le stazioni di questo tronco sono tre: quella di Brindisi di Montagna sulla sponda sinistra del Basento, mentre il paese è a destra ed in alto; quella di Vaglio, in vicinanza della Tiera, sulla medesima riva del Basento dalla parte, ove in alto siede il paese; e quella di Potenza a Corte murata, un due chilometri in basso alla città4.

Del successivo 6.° tronco Potenza-Picerno descriviamo la sola parte che è sul versante ionico, e si sviluppa lungo la Tora.

Fra le opere di arti importanti si annoverano due ponti; un ponte sul Gallitello di tre arcate di dieci metri l’una, due ponti di 10 metri sulla Tora, e la galleria del Gallitello di 180 metri di lunghezza. Al passaggio degli Appennini, è la galleria di S. Aloia di 564 metri.

Ponti sul Basento—1. Dopo la confluenza dell’acqua del Torno, in quella dei Coppi, si rattrova il ponte detto delle Tavole nel piano di Pignola e nella via che mena alla stazione ferroviaria di Tito: è detto delle Tavole, ma è in fabbrica ed ad un solo arco; costruzione di qualche tempo dietro.

  1. Ponte Mallardi, in legno sulla comunale obbligatoria di Pignola.
  2. Ponte ad un sol arco sulla Provinciale Potenza-Santarcangelo fatto pochi anni or sono.
  3. Ponte di San Vito a tre archi, comunale di Potenza5.
  4. Ponte Lavecchia in fabbrica ad un sol arco, che data da più secoli6.
  5. Ponte in ferro a Campomaggiore fatto a spesa della Provincia.

Sei sono i ponti ferroviarii della linea Metaponto-Potenza; uno nel tronco Metaponto-Pisticci; quattro in quello Grassano-Trivigno; ed uno tra Trivigno e Potenza. Un altro ponte in ferro, e bello, è sulla linea ferrata Ionica.

Oltre di questi ponti è da farsene un altro per mettere in comunicazione la stazione di Grassano coi paesi di Tricarico e Grassano ed aprire nel contempo uno sbocco alla via Provinciale Sauro-Basento colla Nazionale Appulo-Lucana7.

Ed un altro ancora indispensabilmente bisogna, tra Miglionico e la stazione ferroviaria di Ferrandina.

Per la valle del Platano scorre il resto della ferrovia Eboli-Metaponto che solca la Provincia di Basilicata. È divisa in tre tronchi: Tito-Picerno, Picerno-Bella Muro, e Bella-Muro-Romagnano, colle omonime stazioni.

Nel primo tronco succede il passaggio degli  appennini all’altezza di metri 791. Ha due gallerie quella di Santaloia di 564 metri, e di Serralta di 330. Il terreno franoso di questo tronco ha avuto bisogno di molte opere di consolidamento. Interessantissimo èil viadotto presso la stazione di Picerno.

Il secondo tronco, Picerno-Bella Muro scorre ora sul versante della fiumara di Picerno, ed ora su quella di Avigliano. Ha un ponte in muratura su questa fiumara, e viadotti diversi. Ha otto gallerie, e tra queste quella di Picerno di 480 metri circa, del Iura di 540, e quella di Ripabianca di 1140.

In questo tronco è la stazione di Baragiano.

Il terzo, Bella Muro-Romagnano si svolge sempre lungo le sponde del Platano, fiume che attraversa sei volte con ponti di uno e di due archi della luce non minore di 20 metri. Il suolo battuto da questo tronco era irto di naturali grandi difficoltà, ed occorsero molte opere di arte per superarle.

È tra i tronchi del versante tirreno di questa ferrovia, quello che ha importato lavori e spese maggiori. È tutta una continuazione di opere di arte, massimamente di trafori, e gallerie artificiali. I primi ascendono al numero di 23, e principale è quello del Colle delle armi, lungo 1680 metri. Prima di immettersi nelle gole di Balvano ha un ponte di 10 metri sulla fiumara di Muro.

In questo tronco è la stazione di Balvano.

Note

1 La descrizione che noi facciamo di questo tronco e degli altri, in gran parte la desumiamo dal nostro opuscolo:La Viabilità nella Provincia di Lucania.

2 Questa galleria non sarebbe esistita come il 4. tronco primieramente era progettato; ma essendosi a Campomaggiore mossa una immensa frana, fu necessità assoluta gittare la ferrata da una sponda all’altra del Basento e praticare così una variante di 4 chilometri nei quali cade il traforo del Colle Cella.

3 Frana che obbligò la Nazionale Appulo-Lucana ad una deviazione.

4 Nel primitivo progetto, la stazione di Potenza sarebbe surta alla villa Ginistrelli, e sarebbe stata parte del tronco Potenza-Picerno. Ora questa stazione è un suntuoso edifizio, ed è posta in luogo adatto al commercio, e di comodo maggiore ai cittadini e viaggiatori. Collo sviluppo ed andamento della comunale che porta dalla città alla stazione, Potenza ha agio ed incentivo di estendersi sul versante meridionale della collina ove siede: unica località amena e salubre ove possa edificarsi.

5 Esistente da molto tempo, ed è probabile che il ponte come ora si vede sia il restauro (male eseguito) di un ponte antichissimo, o che pure sia stato edificato sopra antiche fondazioni.

6 Alla costruzione di questo ponte si annette una lugubre ed affettuosa leggenda: la raccontiamo come ci fu riferita.

Tre o quattro secoli addietro una Signora di Pietrapertosa aveva tre figliuoli, che ad oggetto di studio si trovavano in paesi pasti sulla sinistra del Basento.

Ricorrevano le feste Pasquali e la madre mossa dal desio di rivedere i suoi nati li richiese per averli in casa. I tre figliuoli obbediscono al materno volere e s’incamminano alla volta di Pietrapertosa, ma il fiume era gonfio per pioggia abbondantemente caduta ; cercano di guadarlo, e dalle onde impetuose furono travolti e miseramente annegati, e neppure i loro corpi si rinvennero. La madre lungamente ed invano li attese. Conscia alfine della irreparabile sventura, orba di marito e di figli, deserto il suo animo di qualunque speranza, e pur fornita di ricco censo, volle colle sue sostanze costruire in quel medesimo sito, ove i figli si erano annegatami ponte onde la sua sventura non fosse ad altre madri toccata. Da questo il nome di ponte della Signora vecchia, ponte della Vecchia.

È una leggenda degnissima di novella, ed amerei che per onore del cuore umano, questo popolare e tradizionale racconto fosse vero.

Del resto è un bel ponte che ha resistito a grandi piene e vuoisi che reiterate volte fosse stato interamente coverto dalle acque del Basento, senza riportarne scossa alcuna; la corrente del fiume ha però scalzato e corroso le vie di accesso; e queste saranno rifatte e restaurate a spese della Provincia, atteso che per questo ponte transitano e commerciano molti paesi.

7 È nel progetto di legge, presentato alla Camera dal Ministro dei Lavori pubblici, di concerto con quello delle Finanze, nella tornata del 12 aprile di questo anno. La spesa sarebbe sostenuta metà dallo Stato e metà dalla Provincia; però la sua previsione di lire 250 mila è molto lontana dal vero.

Tratto da: Idro-orografia della provincia di Basilicata- Michele Lacava– Ed. Tipografia dell’Unione Lucana -Potenza 1880

Il debito sovrano italiano dal 1848 al 1871. Il debito dell’Europa di oggi.

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