Prima pagina de “Il Corriere Lucano” – 2 Maggio 1862

La prima pagina de “Il Corriere Lucano Giornale di Basilicata” in attesa della visita del Re Vittorio Emanuele II

IL CORRIERE LUCANO

GIORNALE DI BASILICATA

Si pubblica il Venerdì
L’associazione è obbligatoria per un semestre — Un semestre 1:30 (lire 5:50) — Un anno 2:60 (lire 11) – Avvisi a grana 5 la linea — Articoli comunicati a gr. 3 la linea – I manoscritti non si restituiscono — Lettere, plichi ed altro franchi di posta.

A SUA MAESTÀ REALE

VITTORIO EMANUELE SECONDO

RE D’ ITALIA

SIRE,
Dopo sei mesi d’aspettazione e d’impazienza, la nuova che la Maestà Vostra si sarebbe degnata rivedere queste Provincie, già addivenute sanguinoso teatro di orrende scene, ha innalzato l’animo di tutti, e massime in questa antica Lucania che tra le altre è più travagliata dalla ferocia del brigantaggio.
E dopo sei mesi di lungo aspettare, queste popolazioni meridionali d’Italia Vi riveggono, e con un grido di unanime gioia esclamano: Salute al Re d’ Italia.
Però, Sire, son troppo profonde le piaghe che la ignoranza dei nostri mali ha fatto aprire nel nostro seno; e mentre all’annunzio dello arrivo della Maestà Vostra non vi ha cuore che non s’allegri alla speranza che i nostri guai toccheranno il loro termine, non vi ha fronte onestamente italiana tra noi che non mostri le impronte di un dolore profondo e di una pur troppo sentita sventura.
Sire, è proprio la Previdenza divina che v’invia a noi in momenti così supremi ! Che giova dissimularlo ? Si è fatto troppo triste governo di noi, che, nati italiani, sentimmo con tutti l’imperioso dovere di aggrupparci intorno a quella bandiera che fu levata nel nome d’Italia, ed in quello che è il Vostro !
Quante morti, e che desolazione, o Sire, in questa Provincia che fu la prima a levar la Insegna della vostra gloriosa Casa ! Ogni giorno nuove stragi si aggiungono alle antiche, e si ha poi la cinica baldanza di asserire che le nostre sciagure son terminate, che il brigantaggio è finito, e che tutto tra noi è un paradiso d’ amore !
Sire, Vi preghiamo in nome di Dio, di visitar questa Provincia, ove le zolle rosseggiano ogni giorno del sangue che si versa per mano del brigantaggio, pagato dal Papa e dal Borbone è vero, ma non domo ed imbaldanzito pel dolce far niente e mancanza di giustizia di chi è nel dovere di farla ed operare, Incendii, devastazioni di campi e di animali, rapine, stragi, catture, violenze d’ogni sorta; e poi carceri stivate di prigionieri, campi abbandonati, traffico e commercio ridotti al nulla, credito avvilito, rigurgito di passioni insoddisfatte; ed in mezzo a tanta desolazione l’orgia ed il cacchino de’ pochi felici gaudenti, ecco, o Sire, il quadro desolante della Provincia Lucana.
Oh ! in nome di Dio e d’Italia, visitate, o Sire, questa terra, che i pochi felici rappresentano nelle loro carte con vaghissimi colori ! Non vi spaventi l’aspetto della desolazione che ci domina, perché troverete sempre cuori fedeli che palpitano per Voi e per l’Italia di cui siete il primo propugnacolo. Chi ricaccerà il Tedesco nelle sue terre, non può al certo temere d’altro che della sciagura de’ proprii sudditi. Gli occulti nemici che colle loro misteriose macchinazioni s’adoprano a rendere impopolare il Vostro Nome tra noi, Voi li vincerete solo una volta che il Popolo di cui siete padre Vi avrà rivelato col suo terribile labbro chi tradisce il Re e l’Italia.
Di Vostra Maestà Reale

I devotissimi sudditi della Compilazione.

Il debito pubblico nel 1860 __________ Porta Pia

Indice

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *